di Maurizio Dematteis
«Facciamo due uscite a settimana per dodici mesi all’anno. E loro ci sono sempre, il loro intervento è determinante». Loro sono i cosiddetti “cittadini”, proprietari di seconde case o semplici frequentatori e amanti della Valmalone entrati a far parte dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone e ormai colonna portante della manutenzione del territorio. L’Associazione Sentieri Alta Val Malone, nata una decina di anni fa con 45 soci fondatori, oggi ne raccoglie oltre 800, di cui almeno 60 operativi, a metà tra residenti e frequentatori, che due volte a settimana si ritrovano a turno attraverso il tam tam del gruppo whatsapp per pulire e manutenere i sentieri.
Siamo ai confini tra le Valli di Lanzo e l’Alto Canavese, sull’altipiano delle Vaude, ai piedi dei monti Soglio e Angiolino, dove la Valmalone ospita una fitta rete di oltre 200 borgate, frazioni e case sparse, un tempo collegate da una fitta rete sentieristica. Ma come tante altre aree delle Alpi italiane, a partire dalla fine dell’800 anche la Valmalone è stata investita dalla valanga umana che è precipitata nelle fabbriche della pianura, ricevendo in cambio la villeggiatura delle famiglie borghesi che salivano da Torino, e poi nemmeno più quella.
Dal 2015 l’Associazione sentieri Alta Val Malone si prende cura di questi sentieri, pulisce traccia, manutiene grazie all’opera assidua dei soci montanari e non. Residenti e “amatori”, in arrivo dal Ciriacese, Torino e cintura, nel corso dell’ultimo anno hanno totalizzato 7000 ore di volontariato, tutto dedicato alla sentieristica. «Stanno diventando più numerose le persone che vengono dalla città dei residenti – spiega Mauro Salot, Presidente dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone –, chi viene a camminare o in bicicletta vede il lavoro di cura a ripristino che stiamo facendo e si appassiona, vuole partecipare, dare una mano. Sono persone preziose per il territorio, perché hanno uno starter culturale, hanno la sensibilità per capire che la nostra è un’operazione importante, per cui tornano e questo crea una comunità mista molto, molto interessante». Un incontro tra chi è felice di poter fare volontariato e chi del volontariato ha bisogno, e che alla fine, spiegano i membri dell’Associazione sentieri, dopo i lavori più duri e impegnativi “finiscono tutti per il terzo tempo” a tavola in trattorie o osterie del paese a fare festa.

«La maggior parte di loro sono pensionati – continua Mauro –, ma dinamici e attivi, operativi, che si integrano bene con la cultura e la mentalità locale». Un gruppo di nuovi soci agé trasversale, come genere, come livello culturale e come classe sociale, tutti uniti dalla volontà di assumersi la responsabilità e l’onere di gestire il territorio. «Per noi è stata una sorpresa – spiega Salot – perché qui c’è stata la fase dell’abbandono durata un secolo, poi vent’anni di ritorni poco qualificati, gente che si trasferiva perché non siamo troppo lontani da Torino e perché i costi sono bassi, e ora, negli ultimi cinque anni, arriva gente più qualificata, convinta della scelta di voler vivere nella natura, con motivazioni chiare e che apporta qualità aggiunta». Nuovi frequentatori e amanti della Valmalone, alcuni dei quali prendono la residenza, altri fanno avanti e indietro, con residenze anche lunghe e significative, i cosiddetti “montanari per un po’”. «Servono teste pensanti – continua –, gente che abbia la capacità di lavorare, convivere e condividere. Non tanto gli arrivi dei primi anni del XXI secolo, ma famiglie con giovani, bambini in età scolare, nuovi residenti o frequentatori che accettino di sopportare quello che è il gap di abitare qui, ma anche di valorizzare le cose positive».
Il comune “capoluogo” della Valmalone è Corio, con le sue 220 borgate, alcune delle quali un tempo completamente abbandonate e che oggi ricominciano a essere abitate e in cui nascono nuovi esempi di micro imprenditorialità, con giovani motivati che grazie alla rinnovata rete sentieristica in grado di riportare la linfa dei frequentatori sul territorio, aprono b&b, rifugi, luoghi di accoglienza e laboratori agricoli o artigianali. Il 2025 per l’Associazione sentieri Alta Val Malone ha rappresentato un punto di svolta: dopo aver recuperato e migliorato la rete sentieristica ora deve promuovere socialità, comunità ed economia, consapevoli che questo si possa fare solo grazie all’apporto dei giovani, perché sono loro che hanno gli strumenti, i mezzi, l’entusiasmo, le capacità per affrontare queste sfide che richiedono un vero e proprio cambio di paradigma. «Chi come me ha lavorato al recupero di sentieri, scalinate e passerelle – spiega il presidente – sa bene di non poterlo fare, ma è contento se arriva qualcuno a occuparsene, e per questo è fondamentale la nuova generazione, spesso con alta formazione: studi di economia e sviluppo locale, scienze forestali o comunque percorsi di studio legati all’ambito territoriale. Questa per noi è manna che scende dal cielo».
E se si guardano i dati relativi a Corio e alla Valmalone, si nota come dal 2022 la popolazione sia effettivamente in aumento, e che dal 2019 al 2025 l’età media sia rimasta costante, a fronte dell’invecchiamento della popolazione generale, che è uno dei grandi problemi della montagna italiana. In Valmalone negli ultimi sette anni si è assistito a un lento ma progressivo ricambio generazionale grazie all’arrivo di persone più giovani che hanno permesso di mantenere la media dell’età più o meno costante. Ora è arrivato il momento che tutte le forze attive di una comunità, e non solo l’associazionismo, facciano politiche coese per ridare un futuro alla Valmalone.









