Nel 1964, il sociologo e filosofo canadese Marshall McLuhan formulò la sua celebre teoria del “Medium is the message, il media è il messaggio”, che suggeriva come il mezzo di comunicazione in sé fosse il vero agente di cambiamento nell’opinione pubblica e stesse diventando più importante del contenuto veicolato, influendo profondamente sulla percezione del mondo e sulla struttura sociale dei suoi fruitori. Non serve rimarcare che quella di McLuhan rappresentò una preveggenza: ai tempi il dominio dei media stava crescendo sempre più ma non era ancora così preponderante come nel presente. Oggi, nell’era dei social media spadroneggianti e dei mezzi di comunicazione tradizionali in ritirata, la teoria del sociologo nordamericano assume connotati paradossali se non parossistici: l’infosfera attuale offre contenuti illimitati e sempre disponibili a chiunque, tutto si fa “informazione” ma come non mai il media che la veicola è ciò che conta maggiormente, ancor più per come i social rendono chiunque una fonte di “informazione” e di contenuti sfumando sempre più la differenza tra realtà/verità e finzione/invenzione, oltre che la qualità del messaggio. Se è in tale aspetto che si manifesta il parossismo dell’infosfera contemporanea, il paradosso risulta evidente nel fatto che l’eccesso di informazione, invece di determinare meglio realtà e verità, le confonde e disperde in mezzo a un flusso indistinto di contenuti: potremmo essere molto più informati di una volta e invece spesso siamo più confusi e disinformati.
Questo aspetto risulta chiaro nella veicolazione di contenuti e informazioni che sarebbero necessarie a farci comprendere meglio il mondo in cui viviamo, dove il media di diffusione influisce tanto sul loro valore “didattico” quanto sulla percezione. Tutto ciò è evidente, ad esempio, nel tema della crisi climatica e della comunicazione scientifica al riguardo: a fronte di una gran messe di dati oggettivi e inconfutabili sulla realtà in divenire, la consapevolezza diffusa nella società risulta ancora superficiale e a volte confusa anche al netto di negazionismi vari o minimizzazioni assortite, il che rende carente la riflessione approfondita al riguardo e dunque la presa di coscienza concreta e fattiva della realtà in corso e dei suoi effetti. D’altro canto, è proprio l’infosfera contemporanea, con la potenza comunicativa dei media che oggi abbiamo capillarmente a disposizione, a poterci dare l’opportunità di riportare al centro dell’attenzione collettiva i messaggi, i contenuti concreti e certificati ben più dei contenitori, dei media utilizzati funzionalmente per rivendicare e imporre opinioni e posizioni invece di nozioni, informazioni e saperi.
Per questo, nel contesto dell’infosfera globale contemporanea, riacquisisce potenza e efficacia insuperabile lo strumento del dossier: non certo una “invenzione” odierna che, anzi, proprio ai tempi di McLuhan rappresentava una delle forme più compiute, organiche e attendibili di racconto della realtà – basti pensare a certi grandi dossier giornalistici che hanno saputo cambiare il corso della storia. Dote che invece nei tempi recenti, altro paradosso evidente per quanto sopra evidenziato, si è un po’ smarrita, costretta a stare dietro alle forme di comunicazione social veloci, immediate, sintetiche, dunque inevitabilmente poco approfondite. Nello tsunami dell’informazione contemporanea, tornare a ragionare sui dati concreti e reali che un dossier ben fatto sa offrire riduce drasticamente il margine di errore, permette di elaborare considerazioni adeguate o, nel caso, prendere decisioni oggettive, consone alla realtà delle cose, efficaci, replicabili, neutralizzando i pregiudizi.
Nel nostro paese ottimi esempi in tal senso sono i dossier elaborati e diffusi dai più accreditati soggetti della tutela ambientale, come quelli della “Carovana delle Alpi” di Legambiente, “Nevediversa” o il report delle “Bandiere Verdi”, oppure i documenti della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano (CCTAM) del Club Alpino Italiano o ancora dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Rappresentano strumenti efficaci di comunicazione e di informazione non solo per la messe di dati oggettivi certificati che offrono ma anche – anzi, soprattutto – perché ne contestualizzano il valore agli ambiti di riferimento. I dossier trovano la forza informativa e comunicativa nelle metriche di misurazione precise e rigorose, nei dati certificati da fonti e database verificati, dalle analisi obiettive e contestualizzate alla realtà indagata, senza interpretazioni di comodo ma con una lettura molto concreta e fattiva. Le opinioni cambiano rapidamente umore, i dati oggettivi restano solidi: i dossier ben elaborati posseggono questa forza rara, la capacità di ridare pieno valore esplicativo ai contenuti e al loro messaggio riportandolo ad essere media, scopo della comunicazione, fonte di informazione e consapevolezza. Ce n’è quanto mai bisogno.
Luca Rota









