La popolazione italiana è distribuita in comuni di dimensioni diverse e i comuni inferiori ai 50.000 abitanti rappresentano circa il 70% della popolazione italiana e il 90% del territorio nazionale. Essi non sono solo quelli in cui prevale l’attività agricola, ma anche quelli in cui sono presenti le attività industriali. C’è certamente un filo che lega i centri maggiori a queste aree diffuse dell’urbanizzazione e della produzione ma appare altrettanto chiara la necessità che la politica di sviluppo nazionale, non solo per le attività industriali e agricole, ma anche per quelle terziarie, dedichi maggiore attenzione alle aree non metropolitane o, in generale, alla politica delle infrastrutture, alla politica dei servizi pubblici e alla politica sociale e culturale nelle aree urbane minori e rurali. D’altra parte appare importante stabilire la natura delle relazioni che intercorrono tra centri e territori periferici e marginali che nel caso italiano, soprattutto nelle aree produttive del Centro-Nord, definiscono oggetti territoriali nuovi quali le metromontagne (Dematteis), invece delle città diffuse (Indovina), gli ecosistemi produttivi territoriali (Cappellin) e le piattaforme produttive (Bonomi), invece dei tradizionali distretti industriali.

Quali sono le tipologie di questi nuovi oggetti territoriali? Quali le caratteristiche che li connotano?
Quali le relazioni interne e esterne che si instaurano? Quali i paesaggi, le immagini, le narrazioni che si definiscono?

Il seminario ha voluto riflettere su tutto ciò partendo dalle riflessioni dei due gruppi promotori, il gruppo “milanese” A new industrial strategy e il gruppo “torinese” di Dislivelli.

Guarda il video dell’incontro: https://youtu.be/2YmEYhbP6wM