Il Briançonnais, territorio alpino di alta quota delle Hautes‑Alpes al confine tra Francia e Italia, si caratterizza per una flora particolarmente ricca e diversificata. Vi si trovano numerose piante medicinali, aromatiche e alimentari (arnica, génépi, genziana, timo serpillo, achillea, borragine, malva, altea, issopo, ortica), conifere (larice, pino cembro, pino silvestre, ginepro) e piccoli frutti selvatici come mirtillo, cinorrodo e sambuco. Fin dalla preistoria queste piante sono state raccolte, trasformate e utilizzate, come attestano vestigia archeologiche e fonti antiche, costituendo una risorsa essenziale per la sopravvivenza e l’organizzazione sociale delle comunità di montagna.
Fino alla metà del XX secolo, l’isolamento geografico e il limitato accesso alle cure rendevano la farmacopoea vegetale centrale nella vita quotidiana. I saperi locali permettevano di rispondere ai bisogni di salute attraverso una grande varietà di trattamenti interni ed esterni – ingestione diretta, tisane, decotti, macerazioni, inalazioni, clisteri, frizioni, cataplasmi, bagni, fumigazioni, mazzi odorosi e unguenti – basati su piante locali e trasmessi oralmente. Queste pratiche erano considerate fondamentali per la sopravvivenza e l’autonomia delle famiglie.
Dopo il 1945, con lo sviluppo della medicina moderna e l’evoluzione delle condizioni di vita, tali usi sono progressivamente diminuiti. Tuttavia, negli ultimi decenni, si assiste a una forte rielaborazione di questi saperi attraverso un artigianato vegetale contemporaneo profondamente ancorato al territorio. Nel Briançonnais e nelle zone limitrofe, artigiani e aziende agricole trasformano oggi piante locali in tisane, balsami, macerati oleosi, idrolati, oli da massaggio, cosmetici naturali e saponi artigianali, adattati alle condizioni specifiche della vita in montagna (freddo, secchezza, sforzo fisico, recupero).
Queste pratiche rispondono a una ricerca di benessere globale, che comprende il corpo, i sensi e la relazione con l’ambiente. Per gli utilizzatori, contribuiscono a una cura quotidiana più dolce, preventiva e coerente con il clima alpino. Per gli artigiani, rappresentano un rapporto al lavoro significativo, non delocalizzabile, compatibile con i ritmi naturali e fondato su una conoscenza fine delle risorse locali. A livello territoriale, favoriscono la permanenza di attività economiche in montagna, la diversificazione e la valorizzazione di competenze specifiche, partecipando alla vitalità delle vallate al di là della sola stagione turistica.
Parallelamente, l’artigianato alimentare vegetale conosce un rinnovato sviluppo. Storicamente, nutrirsi e curarsi erano pratiche inseparabili; oggi questa continuità si esprime attraverso tisane, aceti aromatici, sali, idrolati culinari, gelatine di fiori, confetture di frutti selvatici, sciroppi e bevande tradizionali come il génépi. Queste produzioni promuovono un’alimentazione stagionale e consapevole, rafforzano l’autonomia economica locale e contribuiscono alla resilienza del territorio. La presenza crescente di piante locali nella ristorazione testimonia inoltre una dinamica di mediazione culturale tra paesaggio, prodotto e piatto.
Un’attenzione crescente è rivolta anche alla raccolta sostenibile, alla regolazione degli usi e all’impatto dei cambiamenti climatici sulla flora alpina. Gli artigiani sviluppano pratiche rispettose delle risorse, adattando calendari di raccolta, quantità e tecniche, e contribuendo a una gestione più consapevole degli ecosistemi.
Dopo le forti interruzioni del XX secolo, la trasmissione dei saperi legati alle piante assume nuove forme. Accanto a una trasmissione familiare ormai rarefatta, artigiani e collettivi propongono laboratori, corsi e passeggiate etnobotaniche rivolti sia agli abitanti sia ai visitatori. Questi momenti di trasmissione privilegiano l’esperienza diretta: riconoscimento delle piante, raccolta rispettosa, essiccazione e trasformazione, favorendo una riappropriazione concreta e accessibile dei gesti.
Nel Briançonnais, tali trasmissioni sono spesso ibride e non limitate alla sola botanica. Le conoscenze sulle piante sono integrate a una lettura più ampia del territorio alpino, che include geologia, fauna, stagionalità e pratiche escursionistiche. Alcune iniziative associano così la trasmissione dei saperi vegetali all’esperienza del cammino, al soggiorno in rifugio o alla scoperta gastronomica, rafforzando un rapporto sensibile e diretto con l’ambiente di montagna. Il Giardino botanico alpino del Lautaret, situato a oltre 2100 metri di altitudine, svolge in questo contesto un ruolo centrale come luogo di studio, divulgazione e mediazione tra ricerca scientifica, pratiche artigianali e cultura territoriale.
Emma Brunet









