Se è vero che la letteratura, in modo particolare quella Ottocentesca, ci ha restituito un immaginario della montagna tra il selvatico e il bucolico, pur trasformandosi, questo immaginario ancora oggi avvolge la montagna, da un lato, dentro un’idea di esotico pret-à-porter, inteso come facilmente raggiungibile e perdipiù con la percezione di un luogo facilmente accessibile grazie alle infrastrutture, e dall’altro lato, in una sensazione di luogo sano e pulito. Prova di questa percezione collettiva sono le continue migrazioni temporanee a cui la montagna è soggetta, da quella che si è avuta durante la pandemia Covid-19, che ha messo in luce una serie di elementi propri del vivere in montagna riconoscibili come fattori che generano migliori standard qualitativi anche in termini di rischi per la salute, fino a quella appena terminata, legata a questa estate climaticamente fuori controllo, di coloro che hanno trovato nella montagna una sorta di “rifugio climatico”. Se volgiamo lo sguardo indietro, nella storia la montagna ha avuto più volte riconosciuto questo carattere di salubrità, si pensi alla stagione dei sanatori ottocenteschi, all’utilizzo sin dall’epoca antica di specifiche sorgenti per diverse tipologie di cure, ma anche in tempi più recenti l’intuizione che la montagna fosse un luogo della cura emerge in relazione non solo a patologie fisiche, ma anche psicologico-cognitivo. 

Un aspetto, quest’ultimo, di cui troviamo traccia nella nota serie televisiva per bambini “Heidi”: Clara, una dei protagonisti, purtroppo costretta su una sedia a rotelle, verrà ad un certo punto condotta in montagna da Heidi, il Nonno e Peter per poter recuperare più in fretta la possibilità di camminare in un ambiente considerato psicologicamente più accogliente e favorevole al recupero, allontanandola dunque dall’ambiente cittadino considerato frenetico e pressante.

Dunque, la montagna come luogo per la cura e il ben-essere è un concetto che affonda le sue radici nella storia, attraversando tempi, percezioni e pratiche. Oggi, questo percorso si sta rivelando particolarmente interessante in quanto diversi studi e realtà, come il Club Alpino Italiano con il progetto della Montagnaterapia, hanno riacceso un faro su un aspetto meno dibattuto della montagna ma che potrà aprire nuovi spazi di valorizzazione del contesto montano contribuendo significativamente al miglioramento del benessere umano e territoriale.

Dentro questa logica si articola questo numero, che intende mettere al centro cura e ben-essere delle società umane in relazione all’utilizzo in maniera sostenibile della risorsa montagna nel suo senso più ampio. Un utilizzo che rappresenta un ulteriore collegamento tra città e montagna, in quanto le risorse che la montagna mette a disposizione ampliano la gamma dei servizi ecosistemici che essa produce anche a favore della città. Dunque il legame tra risorse e benessere, visto nelle sue diverse sfaccettature: dall’utilizzo sapiente delle materie prime, vegetali specialmente, per la realizzazione di prodotti altamente naturali da impiegare nella cura della persona che, allo stesso tempo, rappresenta anche un gesto di consapevolezza del valore nutrizionale di ciò che la montagna offre e produce;  alla costruzione di una profonda connessione tra uomo e ambiente in cui il ritmo della natura è cura dello spirito tanto da attrarre non solo soggetti in cerca di una esperienza intra-personale, ma in grado anche di fare da volano a un vero e proprio turismo del benessere, sino ancora alla valorizzazione dell’essere comunità montana accogliente e sapiente dei legami uomo-natura per offrire un luogo di nuova vivibilità per soggetti affetti da patologie cognitive, e infine al ruolo della montagna come veicolo per l’apprendimento e l’educazione.

Ne emerge davvero una complessità foriera di nuovi e promettenti spazi di sperimentazioni. Questo infatti è il tratto con cui sono state selezionate alcune delle esperienze raccontate in questo numero con l’obiettivo di far conoscere meglio un’altra grande sfida in cui la montagna sta mostrando il suo potenziale.

di Federica Corrado