Leggere il senso del luogo tra comunità e formazione

28 gennaio 2024

Fare formazione professionale nelle valli alpine significa conoscere il “senso dei luoghi” delle singole valli. Infatti, fare formazione in città e fare formazione nelle terre alte è completamente diverso: dalle esigenze delle persone alle esigenze delle imprese, ma anche dalle particolarità dei territori e della gente che vi abita o che vi soggiorna per periodi più o meno lunghi.

Quindi fare formazione di successo nelle terre alte indica, molte volte, un percorso da compiere per acquisire quelle competenze necessarie per “riannodare fili” di processi di sviluppo sfilacciati da anni di disillusioni pubbliche e private: significa in sostanza mettere mano alla lettura del “senso del luogo”. Laddove per luogo intendiamo il capitale territoriale univoco che quel luogo ancora possiede, ovvero l’insieme delle risorse umane, economiche, ambientali, culturali ed istituzionali ancora esistenti e identificabili. Ma significa anche generare forme di autostima alle persone che vivono e lavorano nelle terre alte e magari desiderano praticare forme di “restanza”.

In sostanza lo strumento della formazione è quello per cui si ridà un senso alla parola “Comunità”, che non è un’entità data una volta per tutte, biologicamente e/o culturalmente connotata, ma “è una chance”, una sorta di “Atto Costituente” dinamico tra le componenti del capitale territoriale che si riconoscono nel progetto di “riannodare i fili” sfilacciati e che comprende tutte le energie di trasformazione a disposizione, anche quando queste sono apportate da “innesti” di nuovi abitanti, esterni e/o temporanei.

Per fare formazione servono quindi nuovi immaginari che, da un lato, rompano il monopolio di un’interpretazione univoca della formazione uguale per tutti ed a tutti i livelli geografici, ma dall’altro lato sappiano riempire di senso i “vuoti” lasciati dalle programmazioni pubbliche nel corso degli ultimi decenni nelle vallate alpine e nei piccoli paesi di montagna. Si tratta di una formazione che in montagna possa accompagnare una strategia locale molecolare, punto per punto, ognuno con le proprie specificità, nel segno di una miriade di pratiche singolari, contestuali, non accentrate, mosse da motivazioni concrete e facilmente riconducibili ai cinque capitali territoriali e non solo funzionale a programmi centralizzati astratti e globali.

Una formazione che la singola comunità disegna su misura, laddove vince il senso di appartenenza ad una comunità locale che sa riconoscersi nella chance offerta dallo strumento della formazione stessa, una formazione che può anche essere erogata da soggetti esterni all’area montana, purché consapevoli del percorso di sviluppo intrapreso dalla comunità stessa.

La formazione così disegnata diventa messaggera di innovazione, a partire dalla consapevolezza di quale e quali dimensioni abbia il “vuoto” che va riempito, e quali siano i contenuti necessari per riempire il “vuoto” individuato. Essa allora diventa uno strumento per il cambiamento, funzionale al senso che gli abitanti desiderano affidare al luogo in cui vivono e lavorano. Una formazione consapevole, laddove la consapevolezza, a differenza della competenza, non ha un rapporto immediato con l’azione, anzi privilegia l’indugio, l’esitazione, la capacità di fermarsi, distaccarsi, riflettere e interpretare. Formazione consapevole, quindi, che significa proprio contemplare i numerosi intrecci tra esigenze locali e globali, tra dimensione nazionale e locale, tra saperi disciplinari tradizionali e nuove modalità conoscitive legate allo sviluppo delle tecnologie della conoscenza.

Una formazione tarata su misura sia rispetto al luogo, sia rispetto alla comunità, ma anche al singolo individuo. In questo modo la formazione diventa un processo di innovazione sociale, in grado di creare connessioni e costruire reti locali, anche fra persone con “segnali deboli” che desiderano intervenire apportando il proprio contributo in quei posti laddove sia lo Stato che il mercato hanno fallito ritirandosi.

Si tratta di percorsi formativi, (singoli o di comunità), in grado di creare inclusione, “accendere passioni e persone” nei confronti di progetti individuali o collettivi, ma sempre coerenti con la riscoperta del senso del luogo in cui desiderano operare.

Si tratta di disegnare dei percorsi formativi in grado di fissare obiettivi sfidanti e al contempo raggiungibili, ma anche negoziati e concordati con gli interessati che li sottoscrivono. Una formazione che punta al raggiungimento di obbiettivi sia individuali che comunitari, e che rappresentano sia per il singolo che per la comunità delle sfide da vincere creando radicamento, consapevolezza, comunità e autostima.

Vanni Treu

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