di Federica Corrado

Da almeno dieci anni, emerge la necessità di scardinare le categorie concettuali che siamo soliti utilizzare rispetto alla lettura territoriale sulla quale poggiano quelle descrizioni che poi vengono impiegate per definire le politiche di sviluppo territoriale. Come si evince dalle tante esperienze in atto, i territori montani, in modo particolare, esprimono una insofferenza a rimanere imbrigliati dentro perimetrazioni calate dall’alto, obsolete e asfittiche che ormai poco hanno a che fare con le reti attoriali, soprattutto informali, che stanno guidando (o almeno tentano di farlo) processi rigenerativi di vario tipo. 

In riferimento a questo quadro, già nel 2021, curavo un volume collettaneo dal titolo “Urbano Montano. Verso nuove configurazioni e progetti di sviluppo” con l’obiettivo di dare traccia di un sistema di fili attoriali che – tra città (di pianura e di costa) e montagna – si stanno riannodando con esiti territoriali nuovi. Fili che mettono insieme urbano e montano generando forme territoriali inedite ma allo stesso tempo rigenerative e pro-attive. Questo processo di riconnessione tra le parti contiene però in sé una sfida, tutt’altro che semplice, che mette in luce la questione della necessità di poter disporre di uno strumento di governance territoriale che consenta di strutturare la gestione di queste nuove relazioni e configurazioni territoriali. In altre parole, una forma pattizia innovativa che costituisca il campo di sintesi di una azione collettiva e condivisa, a geometria variabile rispetto ai temi e ai bisogni delle comunità locali.

Per provare a dare una risposta su questa questione, all’interno del progetto Alpine Space BeyondSnow, conclusosi nell’ottobre 2025 e che ha visto numerosi partner dell’arco alpino lavorare insieme, il team del Politecnico di Torino ha messo in campo, all’interno di un processo di rigenerazione territoriale nell’alta valle Arroscia, la sperimentazione di uno strumento di governance territoriale. L’alta valle Arroscia, considerata dalla SNAI area interna, rappresenta la montagna più fragile sia per quel che riguarda l’aspetto di rischio idro-geo-morfologico sia in relazione al sistema socio-economico. Questo territorio però si colloca, come altri territori montani, alla periferia di un sistema urbano consolidato, in questo caso si tratta di un sistema urbano-costiero che ha nella città di Imperia il suo fulcro. Un fulcro che storicamente era fortemente connesso con la montagna interna, ma che oggi è parte di quel territorio di costa che ha sviluppato nel tempo una profonda frattura con la sua parte interna. Riprendere la prospettiva storica delle relazioni urbano-montano-costiere, che nel tempo hanno variamente ridefinito questo rapporto, si è rivelato non solo necessario ma anche fruttuoso per comprendere e far emergere reti e connessioni così come traumi e ferite in cui però qualcosa va ricomponendosi. Attraverso un lavoro molto articolato di co-design con il territorio locale, anche insieme a soggetti istituzionali di livello sovra-locale, ha lentamente preso forma una configurazione territoriale ridefinita da un “sistema di connessioni verdi-blu” all’interno delle quali differenti aspetti trovano applicazione attraverso una poliedricità di azioni. Questo terreno di lavoro che si è venuto a creare ha così fatto emergere quelli che sono i campi tematici dell’azione territoriale e la loro geometria variabile, consentendo di convergere dentro un percorso formale comune e collettivo. In tal senso, ha preso forma un nuovo strumento: la Carta per la transizione territoriale dell’alta valle Arroscia. L’obiettivo della Carta è quello di contrastare l’attuale situazione di depauperamento economico, sociale, culturale con il rischio di perdita della trasmissione generazionale dei valori territoriali, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile per la vivibilità dei territori, con particolare attenzione all’implementazione di nuovi turismi. I pilastri della Carta per l’azione progettuale fanno riferimento a: protagonismo della comunità locale, valorizzazione della cultura locale, cooperazione win-win tra territorio montano e territorio urbano di costa, politiche intersettoriali per l’abitare e costruzione di networks. Le azioni sono implementate da soggetti pubblici e privati dentro un quadro di confronto e co-costruzione che comprende i diversi livelli territoriali, da quello locale a quello sovra-locale, Parco Alpi Liguri e Provincia di Imperia. Spetta proprio a quest’ultima insieme all’Unione di Comuni Alta Valle Arroscia la gestione della cabina di regia della Carta, motore della messa a terra della Carta stessa. La Carta è diventato così uno strumento ufficiale di governance tra la montagna e il territorio urbano-costiero con una approvazione all’unanimità all’interno della Provincia di Imperia.

Si tratta di uno strumento quindi che permette ai territori di ricomporsi e agire dentro nuove configurazioni, affermando ruoli di centralità per i piccoli centri della montagna. In questo modo, alleggerendo una certa rigidità nella visione dei perimetri istituzionali e superando le dissimetrie e lacerazioni degli attuali rapporti di dominanza-dipendenza per dar luogo, ricordando le parole del manifesto di Camaldoli (2019) “a sistemi territoriali tra loro complementari, basati su scambi reciprocamente vantaggiosi” nell’ottica di una concreta applicazione di un Green New Deal.