Quando ho iniziato a collaborare con Montagna.tv, nel 2017, una parte significativa delle notizie arrivava ancora attraverso canali piuttosto tradizionali: comunicati stampa, telefonate, e-mail, contatti diretti con guide, rifugisti, alpinisti e operatori del settore. Oggi il panorama è molto diverso. Una nuova via aperta su una parete delle Dolomiti, una salita in Himalaya, un incidente, una polemica ambientale o la vicenda di un rifugio possono emergere prima sui social network che attraverso i canali d’informazione tradizionali. I protagonisti raccontano direttamente le esperienze, pubblicano immagini, video e aggiornamenti in tempo reale. Chiunque abbia uno smartphone può diventare il primo narratore di un fatto.
Questa trasformazione ha cambiato il lavoro delle redazioni. Semplificando si potrebbe quasi pensare che oggi il compito principale di un giornalista sia quello di spulciare pagine social nella speranza di trovare la notizia del mese, o dell’anno. Questo, ricordandosi di verificare sempre che la notizia sia vera, perché non tutto quello che viene postato sui social corrisponde al vero. Spesso sono libere interpretazioni da fonti reali, altre volte sono del tutto false. E in questo la diffusione dell’intelligenza artificiale non ha fatto altro che compromettere la situazione, rendendo ancora più difficile riconoscere il reale.
Ogni giorno siamo immersi in una quantità enorme di informazioni, immagini e contenuti. Il problema non è soltanto distinguere il vero, ma capire che cosa sia davvero rilevante. Perché non tutto ciò che diventa virale è importante e non tutto ciò che è importante diventa virale. I social network sono strumenti straordinari per individuare storie, persone e temi emergenti, tuttavia funzionano secondo logiche che non sempre coincidono con quelle del giornalismo. Premiano l’attenzione, l’emozione immediata, la reazione istantanea. Una vicenda marginale può ottenere migliaia di interazioni, mentre questioni che riguardano il futuro delle montagne, la gestione dei territori, il cambiamento climatico o la sicurezza possono passare quasi inosservate. Quindi il lavoro di redazione non consiste soltanto nel verificare le informazioni, ma anche nel selezionarle. Decidere cosa meriti davvero di essere raccontato.
Anche il rapporto tra giornalisti e protagonisti è cambiato. Per decenni il percorso era relativamente semplice: qualcuno compiva un’impresa e un giornalista la raccontava. Oggi gli alpinisti, gli esploratori, gli atleti e i viaggiatori possiedono canali di comunicazione diretti che gli permettono di raggiungere immediatamente migliaia di persone. Questo non rappresenta un problema per il giornalismo, ma ne ridefinisce il ruolo. Se il protagonista può raccontare da solo ciò che ha fatto, una testata giornalistica non può limitarsi a ripetere quella narrazione. Diventa importante contestualizzare, spiegare perché un fatto sia importante, quale significato abbia, come si inserisca nella storia. I lettori cercano sempre più spesso storie umane, racconti di territorio, vicende che permettano di comprendere le persone e le comunità che vivono le montagne. Cercano approfondimenti, dati verificati, informazioni accurate. Vogliono capire cosa succede dietro, non solo sapere che è successo qualcosa. In fondo, la superficie è già ampiamente garantita dai social network. Per questo, quando affrontiamo temi complessi con il tempo necessario per documentarli e approfondirli, la risposta dei lettori è spesso positiva. È come se ci chiedessero uno sguardo più lento in un ambiente comunicativo che tende continuamente ad accelerare.
L’idea stessa di “media” è cambiata nel tempo. Saper scrivere è il primo passo, ma oggi non basta più. Quando si parla di Montagna.tv si pensa spesso a un sito internet. In realtà una testata è un ecosistema. Le storie si sviluppano attraverso strumenti diversi: il sito, i social network, YouTube, i podcast, le newsletter. Ogni piattaforma ha linguaggi, tempi e modalità di fruizione differenti. Non si tratta di replicare lo stesso contenuto ovunque, ma di costruire un racconto coerente utilizzando strumenti diversi e complementari. Un articolo può offrire approfondimento e analisi, un video può mostrare ciò che le parole non riescono a descrivere, un podcast può lasciare spazio alla riflessione e al dialogo. Per questo credo che oggi il valore di una redazione non risieda più nell’esclusività della notizia. Le notizie viaggiano rapidamente e raramente rimangono esclusive a lungo. Il valore risiede piuttosto nella capacità di selezionare, verificare, contestualizzare e approfondire. Sta nel fornire chiavi di lettura, non solo informazioni. Sta nel provare a spiegare un fenomeno invece di limitarsi a registrarlo. In un’epoca caratterizzata dalla sovrabbondanza di contenuti, la qualità dell’informazione non dipende dalla velocità con cui si pubblica una notizia, ma dalla profondità con cui si riesce a comprenderla e raccontarla.
Gian Luca Gasca









