di Oscar Gaspari (Fondation Emile Chanoux)

Antonio Mitrotti, Sentieri giuridici per le zone montane. Genealogia degli itinerari ad “alta quota” del diritto costituzionale e pubblico italiano, Editoriale Scientifica, Napoli, 2025, pp. 718, 60 euro.

Il monumentale libro di Antonio Mitrotti “Sentieri giuridici per le zone montane. Genealogia degli itinerari ad ‘alta quota’ del diritto costituzionale e pubblico italiano” è uscito in primavera, appena qualche mese prima della nuova legge per la montagna (legge 12 settembre 2025, n. 131), la quarta dell’Italia Repubblicana, firmata dal Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli.

Il libro è monumentale non solo per il numero di pagine, 718, ma per il punto di vista: quello delle montagne, e partendo dall’alto la vista è impressionante, non solo per il diritto costituzionale e pubblico. L’analisi di leggi e norme sulle montagne dell’Italia repubblicana, ossia dal secondo dopoguerra ad oggi, è puntuale e utile anche a capire come si è arrivati a questo punto e cosa prospetta la nuova legge appena varata dal Governo.

Questo libro, per taglio e linguaggio, è per specialisti ma interessa tutti i montanari – veri e di adozione – perché dimostra che la tutela dei cittadini montani può andare a beneficio di «tutto» il territorio repubblicano ed a favore di tutti i cittadini, di montagna e non. Il libro costruisce un vero e proprio diritto della montagna dal quale far partire un nuovo diritto del territorio e, chissà, una nuova politica. 

Mitrotti lega il secondo comma dell’articolo 44, «la legge dispone provvedimenti in favore delle zone montane», con il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Traccia quindi il collegamento con i principi di sussidiarietà e di sostenibilità ambientale e, partendo dalla numerosità dei comuni di montagna e dall’estensione delle «zone montane» (oltre il 50% dei comuni e oltre il 30% del territorio), l’autore conclude che la Repubblica ha il compito fondamentale di fare in modo che i cittadini delle montagne abbiano servizi adeguati ai loro bisogni, al pari di quelli che vivono in città. In estrema sintesi Mitrotti ha cercato di tradurre in ambito giuridico la lezione di Dematteis che nel 2012 ha prospettato «un’alleanza e una cooperazione dei centri urbani con i loro hinterland montani» (G. Dematteis, La città ha bisogno della montagna. La montagna ha diritto alla città, in “Scienze del Territorio”, n. 4/2016, p. 17).

Partendo dalla centralità delle montagne Mitrotti rileva che solo il 65% delle terre alte è compreso nella Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) perché nonostante le similitudini le aree montane e quelle interne non sono la stessa cosa.

Riguardo alla recente legge per la montagna l’autore rileva che lo Stato nazionale, ormai, diversamente dalle tre leggi precedenti (del 1952, 1971 e 1994) non può far molto rispetto alle montagne. Le competenze in materia di zone montane, infatti, sono in gran parte nelle mani delle 20 regioni (15 regioni a statuto ordinario e 5 speciali), dopo le due recenti leggi di riforma costituzionale: quella del 2001, del federalismo amministrativo, che ha rivoluzionato il Titolo V della Carta costituzionale affidando alle Regioni molte competenze, e quella del 2022, in materia di tutela ambientale, che ha modificato gli articoli 9 e 41.

È anche per queste modifiche che il libro è importante. Con il passaggio alle Regioni i montanari, gli amministratori, i politici e le comunità locali delle terre alte dovrebbero conoscere l’importanza di un approccio giuridico a partire delle montagne, che dimostra che le zone montane non sono una materia per specialisti, una «nicchia del diritto», come sono state considerate fino ad oggi. Il libro fornisce un punto di vista dal quale partire per la propria attività di giuristi, di politici e di amministratori, offre una cultura giuridica di cui appropriarsi. Come ha scritto Sabino Cassese: «il diritto non è affare riservato ai giuristi. Riguarda tutti, perché siamo tutti tenuti in un’armatura giuridica […, perché] il diritto lo fanno gli uomini ogni giorno, applicandolo, violandolo, contribuendo a determinarlo attraverso la scelta dei propri rappresentanti» (S. Cassese, Le trame del diritto nella cultura, da Tommaseo a Klimt, in “Il Sole24 Ore”, 15 giugno 2025, p. 2).

Un esempio degli effetti di questo approccio è l’acqua, di cui gran parte delle montagne italiane sono ricchissime, un bene indispensabile, sia per la vita, sia per la produzione di energia idroelettrica e, allo stesso tempo, un pericolo, quando manca o quando è troppa e provoca frane e alluvioni a valle. L’acqua delle montagne è un bene il cui governo deve tradursi in solidarietà, condivisione e partecipazione tra i cittadini delle montagne e di tutti i territori e Mitrotti fornisce una interpretazione che pone le basi di un nuovo approccio giuridico che può tradursi in una nuova politica.

Questo libro ha una impostazione estremamente interessante, il pericolo è che venga considerato solo “per specialisti”, che “gli specialisti” non lo prendano nella giusta considerazione e che, a seguire, politici, amministratori e opinione pubblica, continuino a dimenticarsi della straordinaria importanza delle montagne in Italia. Tradotto in termini più semplici: «le zone montane» devono andare in primo piano anche liberandosi dall’ombra di «aree interne» e di un paesaggio costellato di “borghi belli”.