L’utero ce l’ha la montagna
Bisogna “tornare a concepire la montagna prima di tutto come unione di montuosità e montanità”. Un’unione che è generatrice perché l’utero (l’apparato fisico necessario per progettare e realizzare un futuro auspicabile) ce l’ha la montagna.
di Beppe Dematteis
Passaggi d’epoca in montagna
Come compare la rappresentazione della montagna nella letteratura recente? Una domanda interessante a cui Silvia Segalla, dottorata in scienze sociali presso l’Università di Padova, cerca di dare risposta attraverso l’analisi di tre opere a cavallo tra il secolo breve ed il nostro: “Barnabo delle montagne” di Dino Buzzati (1933), “I Brusaz” di Giovanna Zangrandi (1954) e “Le otto montagne” di Paolo Cognetti (2016).
a cura della Redazione
Appennini in movimento
Nel cuore dell’Abruzzo due esperienze di comunità rimettono in movimento le persone, portando nuovi residenti in paesi spopolati. Dando forma concreta a un concetto affascinante: la metromontagna
di Maurizio Dematteis
I campi di patate fanno le onde
Negli anni bui tra il 1939 e il 1945, prima della liberazione dal nazifascismo, la vita scorre nonostante tutto anche sulle rive del Tanaro, in alta valle, nel comune di Ormea, da sempre una terra di confine tra Piemonte e Liguria, dove la macchia mediterranea lascia spazio agli imponenti boschi di castagni e faggi, poi abeti, aceri di monte e pini silvestri fino alle praterie d’alta quota.
a cura della Redazione
Le vie dei ponti
Questo volume, come premette l’autore a scanso di equivoci, “è una guida per chi sceglie di esplorare in libertà”, nel senso che se riusciamo a liberarci degli stereotipi del turista, del selfie a tutti i costi e della fretta con cui solitamente attraversiamo i territori da un uogo a quell’altro, e beh allora questa è proprio la guida che fa per noi.
di Maurizio Dematteis
Appennini: montagne a bassa definizione
Avverte Federico Di Cosmo, curatore di questo bel volume, che la catena montana dell’Appennino soffre di un complesso di inferiorità. O meglio, i continui paragoni con altre montagne più alte, più vere, più… non fanno che sminuirne la storica personalità da cui oggi bisognerebbe ripartire.
a cura della Redazione
Il turismo in montagna: in crisi quello invernale di massa, in crescita quello «dolce»
A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, il turismo di massa invernale in montagna, legato agli impianti di risalita delle stazioni sciistiche, è entrato in crisi a causa di una serie di fattori concomitanti: il clima è cambiato, la neve scarseggia e bisogna crearla artificialmente per poter tenere aperte le piste, con costi economici e ambientali crescenti, difficilmente sostenibili per i turisti e per i territori montani.
di Maurizio Dematteis
La montagna non esiste più
La montagna alpina e appenninica è sospesa tra essere un’appendice della città e aspirare a una nuova abitabilità responsabile. In ogni caso va preso atto che “la montagna come l’abbiamo conosciuta finora non esiste più” e bisogna rinunciare a “un immaginario fallace che, anno dopo anno, contribuisce alla sua distruzione”.
di Giuseppe Dematteis









