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 Oggetto del messaggio: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: dom apr 21, 2013 6:51 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mar apr 23, 2013 8:59 am 
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Se ho capito bene stai paragonando i problemi di mancata comunicazione di una terra (la Ladinia) ai problemi di compatibilità, ai bug di un programma, al mancato riconoscimento delle periferiche in un computer?

Perdonami ma... francamente, se si spiega la cosa in questi termini all'amministratore-tipo, o all'abitante-tipo di una qualsiasi vallata, ti manda a ranare o ti risponde che deve occuparsi di cose concrete e va a tagliare il fieno. Non sto dicendo che il concetto sia sbagliato, è l'approccio che andrebbe reso... più comprensibile. ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mar apr 23, 2013 1:45 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mar apr 23, 2013 6:05 pm 
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Pro3LocoWT ha scritto:
Proprio per questo intervengo in questo Forum. Qui dovrei trovare interlocutori che si occupano di ricerca e comunicazione sulla montagna; il solo modo di mettere in piedi un approccio comprensibile agli abitanti delle vallate è farlo funzionare.


Oggi, con parecchio ritardo rispetto alla pubblicazione dell'articolo su web, ho letto questo e soprattutto i seguenti commenti, molto interessanti:
http://www.dislivelli.eu/blog/torino-perde-le-alpi.html

Notare in particolare il commento Firmato Franco Guaschino / Alp channel, dal quale riporto alcuni passaggi da collegare al tema di cui stiamo parlando:

"In questa crisi generale, economica, culturale, etica e di idee, chi ha un ruolo intellettuale e mediatico non può, secondo me, lasciarsi andare al rimpianto del bel tempo che fu."

"C’è il grave rischio di scambiare cause con effetti, di piangersi addosso, di non cercare le vere ragioni della crisi e, in definitiva, di non sapere che fare."

"Sono strato costretto a proseguire su altre strade, avviando l’attività della WebTv ALP channel, più che mai difficile per l’assenza di una solida base economica."

"Forse un articolo dal titolo “Torino ha perso gli imprenditori” darebbe fastidio a qualcuno, ma sarebbe piuttosto utile. Torino, come sempre nella sua storia, produce idee e innovazioni, ma poi non le sa valorizzare e le costringe a emigrare."

"Tornando alle montagne, l’argomento che ci sta veramente a cuore, concedimi una piccola provocazione: e se fossero le Alpi ad aver perso Torino, e non viceversa? Non ti pare che le novità, e le speranze, vengano oggi di più dalle Terre Alte, che dalla metropoli?"

"A me pare che, tra le tante brave persone che esprimono idee positive e che si impegnano per il superamento di questa gravissima crisi generale, sia tuttora carente la capacità di collaborare."

"Rilancio, ancora una volta, la mia proposta di sempre: troviamoci, uniamo le forze, scoviamo le risorse per dare una voce potente alle montagne e alla nostra idea di futuro."

Mi sembrano ottimi spunti, costruttivi, e per questo ci tengo a riportarli qui. Inoltre fa particolarmente coraggio sentire che esistono anche idee di questo tipo in un momento di generale stagnazione. E per finire, ri-scopro l'acqua calda: dopo aver trovato le idee buone bisogna condividerle e concretizzarle.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mer apr 24, 2013 12:19 pm 
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Ciao,

"un territorio e i suoi abitanti, nel sistema sociale in cui viviamo, sono paragonabili alle risorse hardware e software_applicativo di un sistema informatico privo di sistema operativo"

Non so. Non vorrei sembrare troppo individualista ma non ho mai creduto alle promesse della psicologia e della sociologia, cioé al rinchiudere e classificare ogni uomo, ogni cultura, ogni comportamento in schemi prefissati, catalogabili e riconoscibili. Per me l'uomo è intrinsecamente imprevedibile, individuale, risponde magari a logiche di massa (ma non sempre) o segue comportamenti in qualche modo schematici (ma non ovunque).
Un territorio ha milioni di dinamiche diverse, non sempre prevedibili... penso al dissesto idrogeologico, alle mille differenti reazioni della terra e della geologia, dell'idrologia, al meteo ed al clima, al disgelo, etc.

Invece che io sappia l'hardware ed il software di un pc sono progettati ed assemblati per dare comportamenti, risposte e prestazioni uniformi, che corrispondono ad un codice o alla pressione di un tasto, etc. E se non funzionano in tal senso prefissato e convenuto, li si porta a far riparare.
Pertanto, no, non credo che si possano paragonare esseri umani (singoli, e tantomeno comunità) a processi informatici...


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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: gio apr 25, 2013 7:15 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: ven apr 26, 2013 5:48 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: dom apr 28, 2013 9:17 am 
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Oltre che un problema tra cittadini e natura (per il quale ci sono comunque leggi che tutelano l'ambiente, e che in teoria dovrebbero punire chi non le rispetta) io vedo un fondamentale problema tra cittadini e cittadini. Tra cittadini della "piana" e cittadini di montagna. E' qui che manca il dialogo.
Vorrei poi ricordare che i montanari sono sempre figli di culture molto fiere, detestano (giustamente) le imposizioni e quasi mai si fidano dei "forestieri". Per tali motivi, e conoscendo come ragionano... Il tuo paragone/relazione mi pare interessante da un punto di vista accademico, ma lontano anni-luce dalla mentalità di qualsiasi piccolo amministratore o abitante di una zona alpina. Il loro approccio, in base a quel che vedo, è duale:

1. Alleanze politiche (nell'ambito di Regione autonoma) che decidono non solo giunte e sindaci, bensì anche chi lavora; i tecnici sul territorio, i responsabili dei vari settori e dei vari uffici, gli appalti etc.
2. Approccio ai singoli problemi in senso concreto e non astratto; il singolo restauro, il singolo rifacimento del manto stradale, la singola messa in sicurezza di una frana, etc. In senso eminentemente pratico, anche perché hanno mediamente tre mesi di tempo per tutti questi lavori non procrastinabili, a differenza di quel che succede nelle città.

Il tutto comunque sempre preferendo contatti, professionali e non, con loro compaesani o quantomeno abitanti della stessa regione.
Per questo intendo dire che dovresti semplificare, e di molto, il tuo approccio; e presentarlo a qualche sindaco o assessore locale per averne il parere.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mer mag 01, 2013 6:14 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il problema [a monte] dei problemi delle valli alpine
MessaggioInviato: mer mag 01, 2013 8:39 am 
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Leggo sempre con piacere i vostri messaggi e, sebbene una discussione su un forum non possa cambiare alcunché direttamente, ci tengo a ricordare che far circolare e scambiare opinioni, informazioni eccetera sia estremamente utile sia da un punto di vista individuale che collettivo.

Varasc.it ha scritto:
Se ho capito bene stai paragonando i problemi di mancata comunicazione di una terra (la Ladinia) ai problemi di compatibilità, ai bug di un programma, al mancato riconoscimento delle periferiche in un computer?

Perdonami ma... francamente, se si spiega la cosa in questi termini all'amministratore-tipo, o all'abitante-tipo di una qualsiasi vallata, ti manda a ranare o ti risponde che deve occuparsi di cose concrete e va a tagliare il fieno. Non sto dicendo che il concetto sia sbagliato, è l'approccio che andrebbe reso... più comprensibile.

[...]

Non so. Non vorrei sembrare troppo individualista ma non ho mai creduto alle promesse della psicologia e della sociologia, cioé al rinchiudere e classificare ogni uomo, ogni cultura, ogni comportamento in schemi prefissati, catalogabili e riconoscibili. Per me l'uomo è intrinsecamente imprevedibile, individuale, risponde magari a logiche di massa (ma non sempre) o segue comportamenti in qualche modo schematici (ma non ovunque).



La mia interpretazione da dare al paragone calcolatore-persona, sperando di non storpiare troppo l'idea di Luigi, non è di dire "il calcolatore è come una persona" (che sarebbe folle quanto dire "una mucca è come un larice"), ma il ribadire la mancanza di coordinazione.

Il sistema operativo di un computer coordina lo scambio di segnali tra monitor e tastiera da una parte e programmi applicativi dall'altra: senza S.O. un programma che voglia visualizzare una schermata non potrebbe farla apparire all'utente in nessun modo. Da parte nostra diventerebbe ben più difficile usare la potenza di calcolo del computer per fare qualcosa di buono.

Volendo, potrei usare un paragone alcolico: una persona ubriaca perde la coordinazione con i suoi arti e l'equilibrio, per esempio. La testa vorrebbe fare un certo movimento, ma alla fine finisce per terra perché a causa del troppo alcol la coordinazione muscoli-mente è rovinata.

Paragone aziendale: una impresa o una cooperativa o una società in cui i responsabili acquisti e produzione non si parlano o non comunicano (non agiscono in modo coordinato) alla fine potrebbe chiudere perché il magazzino materie prime rimarrebbe vuoto, o eccessivamente pieno.

Insomma, spero di avere reso l'idea. Viva l'uomo "intrinsecamente imprevedibile, individuale" e meno male che è così (altrimenti che noia!). Ma questo non dovrebbe escludere almeno una certa capacità di fare gioco di squadra per il bene comune, pena l'autodistruzione.

Alla fine della fiera, dopo 10.000 anni di civiltà, immagino che i problemi cittadino-rurale, centro-periferia, imprenditori-dipendenti, professori-studenti, genitori-figli, ricchi-poveri alla fine siano dovuti ancora a questa incapacità di cooperare come si dovrebbe.

Per il momento, il fine ultimo (consapevole o no) dell'azione di quasi-tutti è il proprio limitato interesse personale legato alla pigrizia, all'egocentrismo, all'avidità e mille altre "tendenze". Le cose tristi sono proprio 1) l'inconsapevolezza diffusa di questo limite e 2) l'inconsapevolezza diffusa delle sue conseguenze, a medio-lungo termine.
Nonostante questo fatto e le sue conseguenze siano più o meno evidenti sotto gli occhi di tutti, sui giornali, sui forum, alla TV e nelle chiacchere al bar (ed è una brutta aggravante).

Così come non se ne rende conto l'abitante medio della montagna, non se ne rende conto l'abitante medio della città. Così come non se ne rende conto il figlio, non se ne rende conto il padre. Eccetera. È un problema culturale ben radicato che non si risolve né con gli investimenti né con le manifestazioni, né con i libri.

Si può risolvere (forse) sono con un buon dialogo, dialogando su misura di con chi si davanti, ragionando e stimolando al ragionamento. Con l'obiettivo, ben dichiarato, di risolvere i problemi comuni, di gettare le basi per l'esistenza e la sopravvivenza nel futuro facendo sforzi e sacrifici nel presente. Altrimenti per cosa varrebbe la pena di sforzarsi e sacrificarsi nel presente?

Non sono neanche io un professionista della comunicazione, ma credo che il dialogo operativo (non il dialogo-tanto-per-parlare o il dialogo-passatempo) siano la strada giusta per risolvere alcuni problemi.

Se noi siamo qui a scrivere di problemi+collaborazione su un forum è perché noi non siamo in grado di collaborare con chi abbiamo intorno, forse un po' per colpa nostra, forse un po' per colpa degli altri.

La mia impressione è che la strada sia ancora lunga, perché intorno a me ho trovato poche persone con cui fare del dialogo operativo, ancora meno con cui cooperare in modo concreto su progetti.

Ma salvo imprevisti drammatici, se noi lavoriamo sodo adesso che è il nostro turno, nel giro di un paio di generazioni la situazione potrebbe essere migliore e qualcuno dopo di noi potrà finalmente riparare effettivamente gli sbagli del passato, cosa che noi non sappiamo fare in questo momento.

La sequenza è concettualmente semplice: 1) organizzare bene sé stessi, 2) aiutare gli altri ad organizzare sé stessi, 3) organizzarsi in collettività per analizzare, progettare e risolvere i problemi comuni (a livello di famiglie, borgate, ecc.). Non si può "salire" ad un livello successivo senza aver reso ben solido quello precedente, lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

Come è possibile che una Nazione di 60 milioni di abitanti "funzioni bene" quando all'interno della popolazione è difficile mettere insieme un gruppo di 100 persone che sappiano lavorare o vivere assieme senza l'insorgere di problemi insuperabili? Come è possibile che 10 persone sappiano lavorare assieme quando già solo 2 persone non resistono assieme? Come è possibile che 2 persone resistano assieme se ogni singolo individuo non è in grado di avere l'autocoscienza sufficiente per gestire sé stesso?

Possiamo parlare dei problemi della montagna, della pianura e della città quanto vogliamo, scrivere libri e organizzare eventi piacevolissimi, ma alla fine... il titolo di questa discussione è veramente azzeccato!

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