Progetto borgate Regione Piemonte

31 ottobre 2012

Ce lo chiede l’Europa. Questa frase ripetuta insistentemente nel corso degli ultimi mesi, in Italia è diventata sinonimo di fregatura. Ma non sempre dietro le direttive dell’Unione europea albergano intenti vessatori nei confronti del cittadino. È il caso del Programma di sviluppo rurale, Psr, finanziato con i Fondi strutturali europei, che chiede agli operatori del mondo rurale di prendere in considerazione il potenziale di sviluppo a lungo termine della loro regione e, soprattutto, fornisce loro le risorse economiche per farlo.

In relazione alla montagna e alle sue aree più svantaggiate la Regione Piemonte si è impegnata a sviluppare la misura 322 del Psr al fine di coordinare la realizzazione di «organici “programmi integrati di intervento” volti al recupero e allo sviluppo di un numero limitato di borgate montane». Poiché la programmazione europea in questo settore ha corso nel periodo 2007 2012, ci è sembrato il momento giusto per condurre una piccola indagine a proposito del cosiddetto “progetto borgate”. Tuttavia è necessario premettere che il concreto avvio dei lavori è soltanto all’inizio poiché i fondi, che ammontano a circa 36 milioni di euro, devono essere spesi entro la fine del 2014. In questa fase non è quindi possibile analizzare l’aspetto qualitativo delle opere: ci limiteremo allo studio del processo che ha condotto alla selezione delle borgate da ricuperare.

Marco Godino, funzionario regionale, è il referente del progetto, ne ha seguito l’iter dall’inizio ed è la persona indicata per raccontare come si è svolto.

Dottor Godino, a che punto è il progetto?
«Durante l’estate appena conclusa sono iniziati i lavori di ristrutturazione nella maggior parte delle borgate ammesse al progetto. Secondo la nostra tabella di marcia i lavori dovranno essere terminati entro la fine del 2013, con largo anticipo rispetto ai termini imposti dall’Unione Europea, per evitare ritardi che comprometterebbero l’erogazione dei fondi».
Quante sono le borgate che beneficeranno dei finanziamenti e come sono state selezionate?
«Sono 34 i piccoli centri di montagna ammessi alla fase di progettazione di livello definitivo. Tale numero è frutto della scrematura tra gli 88 programmi di massima che erano stati presentati dalle Comunità Montane nel maggio 2009. Prima ancora della selezione si è dovuto stabilire una serie di criteri di ammissibilità individuati grazie allo studio che la Regione ha affidato all’Ires Piemonte nel 2008. Era necessario, innanzitutto, dare una definizione al termine “borgata”. Successivamente è stato creato un sistema a punti attraverso cui stilare una graduatoria».

Quali sono le linee direttrici che hanno guidato la selezione?
«Si è voluto privilegiare la vitalità delle borgate. Per esempio devono essere collegate al sistema viario anche in inverno e non devono presentare oltre il 30% di edifici deteriorati o crollati. Questo per i requisiti minimi di ammissibilità. I criteri di valutazione a punteggio sono stati studiati per favorire le località con maggior numero di residenti, abitanti stabili tutto l’anno e attività economiche nei settori agricolo, artigianale, commerciale e turistico. Infine, si è cercato di guidare la selezione in modo che i finanziamenti destinati a una borgata potessero produrre delle ricadute sull’economia dell’intera valle».

Quali linee di intervento effettivo sulla borgata sono state privilegiate?
«Anche in questo caso abbiamo operato tramite un sistema di punteggi. Concretamente, gli interventi a cui è stato attribuito un maggior valore vanno dalla pedonalizzazione della borgata alla riqualificazione dei suoi spazi pubblici, fino alla creazione e allo sviluppo di microimprese agricole e artigianali e di spazi polifunzionali per attività culturali e servizi rivolti all’infanzia. In maniera trasversale a tutti gli interventi, si è premiato l’utilizzo di soluzioni tecnologiche ecosostenibili».

Lo sviluppo e la gestione da parte della Regione Piemonte della misura 322 del Psr è avvenuta in maniera estremamente trasparente, anche questo lo chiede e impone l’Europa. All’interno del sito internet della Regione si può accedere alle informazioni per monitorare il processo dalla creazione dei criteri alla selezione delle borgate, fino all’assegnazione dei finanziamenti ai circa 400 interventi di recupero e ai proprietari degli immobili che ne beneficeranno.
In perfetto stile italico il corpo di norme e criteri appare completo e valido, ora si entra nella fase esecutiva con la speranza che l’intero corredo teorico non rimanga sulla carta ma sappia concretizzarsi in interventi davvero utili ed efficaci.
Simone Bobbio

Commenti: 1 commento

  1. Giuseppe Destefanis scrive:

    Troppo spesso si tende a idealizzare l’ambiente naturale visto come insieme di ecosistemi naturali in perfetto equilibrio tra loro in cui non deve essere assolutamente presente l’uomo e la sua attività. In realtà nella nostra Regione gli ambienti naturali sono stati per lunghissimo tempo plasmati dall’uomo agricoltore , pastore e boscaiolo, che li ha trasformati nella piena coscienza dell’importanza della loro mantenimento nel tempo come importanti e insostituibili risorse economiche anche per le generazioni future. La ristrutturazione delle abitazioni umane in questi luoghi costituisce l’atto preliminare assolutamente necessario per poter riavvicinare gli uomini dei nostri tempi agli ambienti naturali che i loro padri e nonni hanno gestito e utilizzato con estremo rispetto e oculatezza. Ristrutturare gli antichi fabbricati montani significa inoltre evitare che una parte molto importante della nostra tradizione rurale vada irrimediabilmente perduta invece di essere trasformata in una importante testimonianza culturale di un territorio e in una risorsa economica come punto di attrazione turistica e di riscoperta delle antiche tradizioni locali.

    Dott. For. Destefanis Giuseppe

    I miei più vivi complimenti all’attività del collega
    Dott. Godino Marco

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