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	<title>dislivelli</title>
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	<description>Ricerca e comunicazione sulla montagna</description>
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		<title>On line il sito del Progetto Torino e le Alpi</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/on-line-il-sito-del-progetto-torino-e-le-alpi.html</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dislivelli.eu/blog/?p=2662</guid>
		<description><![CDATA[Martedì 15 maggio è stato presentato agli “addetti ai lavori” il nuovo sito www.torinoelealpi.it, uno strumento web a disposizione di quanti vorranno condividere i principi del Progetto omonimo, realizzato da Dislivelli in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna e la Compagnia di San Paolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.torinoelealpi.it" target="_blank"><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/toalpi.jpg" alt="" width="400" height="222" /></a></p>
<p>“<a href="http://www.dislivelli.eu/torinoelealpi/il-progetto/" target="_blank"><strong>Torino e le Alpi</strong></a>”, ideato da <a href="http://www.dislivelli.eu" target="_blank"><strong>Dislivelli</strong></a> con la collaborazione del <a href="http://www.museomontagna.org" target="_blank"><strong>Museo Nazionale della Montagna</strong></a> e della <a href="http://www.compagnia.torino.it" target="_blank"><strong>Compagnia di San Paolo</strong></a>, è un <strong>network</strong> realizzato per unire i testimoni e gli attori attivi sul territorio piemontese e offrire un’occasione di collaborazione ai soggetti pubblici e privati interessati a rivitalizzare il legame sopito ma non spento tra la città di Torino e le sue montagne.<br />
Il progetto vuole <strong>unire tutte le realtà operanti sul territorio</strong> interessate a costruire una <strong>nuova immagine delle Alpi</strong> che superi gli stereotipi della montagna museo o della montagna parco-giochi, aiut a comprenderne le ricchezze, le opportunità, le difficoltà e i bisogni, mobilitando le forze capaci di sostenere strategie di qualificazione e sviluppo durevole, con particolare attenzione ai processi di re-insediamento e di nuova residenzialità.<br />
Il sito internet <a href="http://www.torinoelealpi.it" target="_blank"><strong>www.torinoelealpi.it</strong></a> è quindi uno strumento a disposizione di quanti sono interessati a portare avanti questa nuova sfida.</p>
<p><em>Info: <a href="mailto:info@dislivelli.eu" target="_blank">info@dislivelli.eu</a></em></p>
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		<title>Quando l’alpinismo racconta l’evoluzione delle montagne</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/quando-l%e2%80%99alpinismo-racconta-l%e2%80%99evoluzione-delle-montagne.html</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[La Gazzetta dello sport propone in edicola 14 dvd con i migliori film e documentari sull’alpinismo. Un’iniziativa rivolta al grande pubblico per presentare una montagna in continuo cambiamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/cofanetto.jpg" alt="" width="463" height="253" /></p>
<p>L&#8217;interesse dei lettori mainstream per l&#8217;alpinismo </strong><strong>cresce</strong>. A dirlo è il direttore della<a href="http://www.gazzetta.it/" target="_blank"> Gazzetta dello Sport</a> <strong>Andrea Monti</strong>, che sottolinea il recente &#8220;grande successo che sul giornale, su <a href="http://www.gazzetta.it/sportweek" target="_blank">SportWeek</a> e su Gazzetta.it hanno riscosso le cronache delle spedizioni himalayane di <strong>Simone Moro</strong>&#8220;. Secondo Monti &#8220;c’è un filo rosso che lega le grandi imprese dell’alpinismo classico allo spettacolo dell’arrampicata sportiva alle conquiste del nuovo alpinismo himalayano”. Un&#8217;evoluzione storica dell&#8217;alpinismo che va di pari passo con il cambiamento d&#8217;immagine che la montagna ha assunto agli occhi della gente col passare degli anni. Da <strong>Sfida eroica</strong> a <strong>Nuovo mattino</strong>, da <strong>realtà locale</strong> a <strong>villaggio globale</strong>. “Una disciplina che si muove continuamente verso nuovi traguardi &#8211; continua il direttore &#8211; supera difficoltà fino a ieri considerate invalicabili eppure contiene e coltiva sempre le proprie radici”.<br />
Una storia importante per scardinare gli stereotipi legati all’immagine stereotipata di una montagna immobile, e far capire come le montagne di tutto il mondo, al pari dell’apinismo, siano una realtà in continua evoluzione. Non solo dal punto di vista sportivo, ma anche economico, culturale e sociale.<br />
Ed è anche per sottolineare questa continua evoluzione che <strong>La Gazzetta dello Sport</strong>, a partire dal <strong>3 maggio scorso</strong>, propone in edicola un’inedita collana di dvd con i migliori film e documentari sulla montagna dal titolo “<a href="http://store.gazzetta.it/altri-sport/il-grande-alpinismo/sB.sEWcWId0AAAE2PN5zMssK/ct" target="_blank"><strong>Il grande Alpinismo</strong></a>”.<br />
Dal Nanga Parbat alle cime delle Ande Peruviane, dalle Alpi Bernesi ai Monti dell’Alaska, dall’Everest al Gasherbrum, passando per la Patagonia e per le vette più alte del mondo, la collana spazia tra luoghi lontanissimi raccontando storie di ogni tempo, dalle prime spedizioni ai giorni nostri.<br />
La collana, formata da <strong>14 film</strong>, è partita con “Nanga Parbat”, la storia del tentativo da parte dei fratelli Messner di guadagnarsi la vetta salendo dall’altissima parete Rupal. E continua alternando film e documentari di grande successo come “La morte sospesa”, “North Face – una storia vera”, “Torre del vento – Prima assoluta di una cima impossibile”, “Beyond the summit”, “Asgard Project”, “Cold”, “Linea continua”, “Big Stone”, “King lines”, “Alone on the wall”, “Everest sea to summit” e molti altri.</p>
<p><em>Info: <a href="http://store.gazzetta.it/altri-sport/il-grande-alpinismo/sB.sEWcWId0AAAE2PN5zMssK/ct" target="_blank"><strong>Il grande Alpinismo<br />
</strong></a><a href="http://youtu.be/7Ib2zZiKS74"><strong>Guarda il trailer</strong></a><a href="http://store.gazzetta.it/altri-sport/il-grande-alpinismo/sB.sEWcWId0AAAE2PN5zMssK/ct" target="_blank"><strong></strong></a></em></p>
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		<title>Dislivelli.eu maggio 2012</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/dislivelli-eu-maggio-2012.html</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Torino e le Alpi: un legame da riannodare. Parte l’atteso progetto di Dislivelli e il sito web www.torinoelealpi.it per la costruzione di una nuova immagine della montagna, da realizzare con le numerose realtà impegnate in Piemonte sui temi delle terre alte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dislivelli.eu/newsletter/27_WEBMAGAZINE_mag12_COVER.jpg" alt="" width="400" height="564" /></p>
<p>Il <a href="http://www.dislivelli.eu/newsletter/27_WEBMAGAZINE_mag12.pdf">numero di maggio 2012</a> di dislivelli.eu è dedicato al Progetto Torino e le Alpi. L’ultima sfida raccolta da Dislivelli che, con il fondamentale sostegno della Compagnia di San Paolo, lavorerà per riannodare l’antico legame tra la città e le sue montagne e per costruire un’immagine delle Alpi che superi gli stereotipi del museo o del parco-giochi, sottolineando le ricchezze, le opportunità e i bisogni della montagna, mobilitando le forze capaci di sostenere strategie di sviluppo durevole, con particolare attenzione ai processi di re-insediamento e nuova residenzialità. Saranno chiamate a collaborare le persone e le istituzioni sensibili a Torino e in tutto il Piemonte. Alcune delle quali sono state coinvolte nella realizzazione del numero della nostra rivista che vi proponiamo.<br />
Buona lettura!</p>
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		<title>Torino e le Alpi: si riparte insieme</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/torino-e-le-alpi-si-riparte-insieme.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 21:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo progetto “Torino e le Alpi”, ideato da Dislivelli con la collaborazione della Compagnia di San Paolo, intende riprendere concretamente il percorso iniziato e interrotto in occasione dei giochi olimpici. Cercheremo di fare rete per unire i testimoni e gli attori attivi sul territorio, offrendo un’occasione di collaborazione ai soggetti pubblici e privati che si dimostreranno interessati a rivitalizzare il legame sopito ma non spento tra la città e la montagna.
di Enrico Camanni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/Logo_Torino_alpi.jpg" alt="" width="399" height="228" /></p>
<p>Tutti riconoscono che Torino abbia espresso competenze eccellenti nello studio, nella conoscenza e nella divulgazione delle Alpi. Molti pensano che Torino sia una metropoli vocata per natura, destino storico e posizione geografica all’intima relazione con le montagne sotto il profilo culturale, politico ed economico. Eppure Torino non può ancora, o non può più, considerarsi una città delle Alpi, e tanto meno una capitale, neppure dopo l’esperienza olimpica del 2006 di cui si stenta a individuare una reale eredità alpina.<br />
Esiste un evidente scollamento tra la storica propensione di Torino, città subalpina per eccellenza, e la sua rappresentazione. Il destino industriale l’ha portata a svilupparsi, e soprattutto a immaginarsi, come una città irrazionalmente separata dal suo territorio, soprattutto da quei quattrocento chilometri di montagne che – forse unica metropoli al mondo – la abbracciano a occidente dal triangolo magnetico del Monviso fino ai quattromila metri del Gran Paradiso e del Monte Rosa.<br />
Stereotipi duri a morire continuano a dipingere le Alpi piemontesi come un rifugio del passato, retaggio dell’economia arcaica e perdente. L’immaginario cittadino oscilla tra questo anacronismo e l’opposta visione, altrettanto fuorviante, di un “domaine skiable” ad elevata tecnologia o di un parco giochi per le estati calde dei torinesi, anche se il mondo è completamente cambiato dai tempi in cui Nuto Revelli descriveva con angosciata partecipazione l’inarrestabile discesa dei montanari verso le fabbriche di pianura e, per converso, lo sci si affermava come la panacea di ogni male.<br />
Oggi il mondo è diverso, eppure si insiste a ragionare sulla base di visioni palesemente superate dalle nuove congiunture, dalla crisi economica, dai cambiamenti climatici, e così la relazione città-montagna continua a ricalcare il legame nostalgico o il rapporto di dipendenza. Ma se si corregge la prospettiva e si prova a identificare la catena alpina con la spina dorsale europea, laboratorio per nuovi modelli di sviluppo e per un’innovativa alleanza tra l’uomo e il suo ambiente, allora è chiaro che il rapporto con le Alpi, per una città “di frontiera” come Torino, diventa la naturale apertura verso il mondo esterno. Dialogare con le Alpi equivale a parlare con l’Europa e assumere un ruolo guida nelle politiche comunitarie dell’innovazione territoriale.<br />
Inoltre a Torino non si parte da zero. Uno sforzo importante in questa direzione era già stato intrapreso da un composito gruppo di lavoro del Toroc in occasione delle olimpiadi, sotto la guida del vicepresidente Rinaldo Bontempi, fino alla firma di un protocollo d’intesa tra la Regione, la Provincia e il Comune. L’idea si basava soprattutto su una collaborazione convinta tra la città e le sue valli nel segno di una visione culturale innovativa, con azioni tese a unire ciò che è da troppo tempo diviso. Purtroppo l’iniziativa si è arenata nelle sacche del dopo-olimpiadi.<br />
Il nuovo progetto “Torino e le Alpi”, ideato da Dislivelli con la collaborazione della Compagnia di San Paolo, intende riprendere concretamente il percorso collegando ciò che esiste già, stimolando i testimoni e gli attori attivi sul territorio, offrendo un’occasione di collaborazione ai soggetti pubblici e privati che si dimostreranno interessati a rivitalizzare il legame sopito ma non spento tra la città e la montagna.<br />
Il progetto procederà per gradi, coinvolgendo anno dopo anno le persone e le istituzioni sensibili al tema, disposte ad aprire una sezione “alpina” all’interno delle proprie iniziative e a dialogare con i partner in un’ottica di rete. Naturalmente ci saranno gli enti che già operano in materia per statuto specifico, dal <a href="http://www.museomontagna.org" target="_blank">Museo nazionale della Montagna</a> alla <a href="http://www.cai.it/index.php?id=1044" target="_blank">Biblioteca del Club Alpino Italiano</a>, dalle riviste alle case editrici specializzate, ma si cercherà con determinazione di allargare lo sguardo anche agli attori ingiustamente emarginati dal mondo iniziatico della montagna. Il progetto non si rivolge solo agli alpinisti e agli escursionisti che già frequentano i monti, o agli studiosi che ne custodiscono il sapere (e sono tanti, a Torino), ma a tutti coloro che abitando, lavorando e progettando ai piedi delle Alpi o nel cuore vivo delle valli, potrebbero trarne vantaggio e tuttavia faticano a rendersene conto, ne ignorano il significato culturale e simbolico, ne sottovalutano le opportunità economiche.<br />
Lavoreremo innanzitutto per costruire una nuova immagine delle Alpi che superi gli stereotipi della montagna museo o della montagna parco-giochi. Una più realistica descrizione delle Alpi potrà certamente aiutare a comprenderne le ricchezze, le opportunità, le difficoltà e i bisogni, mobilitando le forze capaci di sostenere strategie di qualificazione e sviluppo durevole, con particolare attenzione ai processi di re-insediamento e di nuova residenzialità.<br />
Dal 15 maggio sarà attivo il sito <strong>www.torinoelealpi.it </strong>che aggiornerà sugli sviluppi del progetto, invitandovi al dibattito, agli appuntamenti e al contributo a un’idea che, se condivisa, potrà dare frutti e soddisfazione per tutti.<br />
<em>Enrico Camanni</em></p>
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		<title>MediaMontagna</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/mediamontagna.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 21:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[40 anni fa cominciava quel fermento mediatico che Torino ha saputo sviluppare intorno alla comunicazione della montagna e delle sue attività. E oggi, anche se la spinta propulsiva può dirsi definitivamente conclusa, una situazione fluida cerca ancora spazi su diversi fronti e attraverso media differenti.
di Simone Bobbio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Appena gli alpinisti del nord ovest fanno una scoreggina, subito vanno su tutti i giornali».<br />
Questa frase è stata ripetuta per decenni dagli scalatori trentini e veneti, gelosi del fermento mediatico che Torino ha saputo sviluppare intorno alla comunicazione della montagna e delle sue attività. Curiosamente viene pronunciata ancora oggi, nonostante l’asse si sia da tempo spostato a est, soprattutto con l’avvento di internet. Le tecnologie annullano le barriere spaziali ma, nella percezione degli alpinisti, il capoluogo piemontese continua a rappresentare un polo di eccellenza nell’ambito del giornalismo di montagna.<br />
Il processo è iniziato poco più di 40 anni fa, nel retro della <a href="http://www.librerialamontagna.it" target="_blank">libreria La Montagna</a> in via Sacchi, dove un gruppo di appassionati guidati dall’allora proprietario del negozio Piero Dematteis, fonda la Rivista della montagna. Era il 1970, epoca di contestazione e agitazioni giovanili, di insofferenza verso le autorità e le istituzioni, nel nostro ambito rappresentate dal CAI e dalla sua Rivista mensile. I fondatori di questa nuova avventura sono dei pionieri, apprendono il mestiere facendolo e riescono a interpretare, attraverso le proprie passioni e i propri interessi, i gusti che in quel periodo emergono presso un pubblico sempre più ampio di appassionati. La Rivista della montagna diviene in breve tempo un punto di riferimento della comunità alpinistica e una fucina di professionisti che poi proseguiranno su altre strade. Come tutte le avventure anche la Rivista della montagna avrà i suoi alti e bassi, fino a scomparire, proprio nel 40esimo anniversario della sua nascita, dopo la fusione con la più giovane sorella Alp.<br />
15 anni dopo la nascita della Rivista della montagna, da una costola di questa esperienza, altro momento topico nella storia dell’editoria alpinistica della città, esce il primo numero di Alp. Siamo nel 1985, la Rivista ormai si è istituzionalizzata e due suoi redattori, Enrico Camanni e Furio Chiaretta, capiscono che è il momento di un rinnovamento. La Rivista della montagna ha dato un notevole impulso alla professionalizzazione del giornalista di montagna. Alp è il risultato concreto di questo processo: stampa a colori, struttura grafica raffinata e utilizzo di fotografie di elevato livello. Dal punto di vista contenutistico una sintesi riuscita tra attività oggi incompatibili tra loro: alpinismo, arrampicata sportiva, ambientalismo, letteratura, sci alpinismo e da discesa, ghiaccio. È una pubblicazione che esce dalla ristretta cerchia di appassionati e arriva a interessare un pubblico ben più ampio, senza perdere la propria vocazione di rivista tecnica destinata ai veri praticanti della montagna.<br />
Oggi la spinta propulsiva di queste due esperienze può dirsi definitivamente conclusa. “<a href="http://www.alpmagazine.it/" target="_blank">Alp. La rivista della montagna</a>”, frutto della fusione delle due testate, continua a uscire mensilmente operando un utile compito di presidio delle tematiche e degli argomenti originari. Ma negli ultimi anni è mancata un’azione di rinnovamento e di adeguamento dei mezzi di comunicazione ai gusti dei praticanti e alle nuove tecnologie; ciò inevitabilmente ha eroso l’interesse del pubblico per la carta stampata. I siti internet divenuti punto di riferimento della comunità alpinistica sono nati e si sono sviluppati altrove. Le Olimpiadi di Torino 2006 non hanno certamente rappresentato un volano per la montagna, figurarsi per la sua comunicazione. Una nutrita schiera di professionisti, giornalisti e fotografi, formatasi alle due scuole nel corso dei decenni cerca con alterne fortune degli spazi.<br />
L’ambito in cui si è registrato un certo movimento è quello televisivo. La trasmissione<a href="http://www.montagne.rai.it" target="_blank"> Tg Montagne</a>, prodotta dalla redazione romana della Tgr e realizzata dalla redazione Rai di Torino, è nata grazie alle Olimpiadi e racconta Alpi e Appennini con orario e collocazione infausti: tutti i venerdì mattina alle 9.30 su Rai Due. Si tratta di una trasmissione di carattere generalista in grado di mostrare la montagna italiana attraverso luoghi e personaggi, privilegiando la dimensione del racconto ed evitando la spettacolarizzazione tipica del mezzo. Il pubblico risponde attraverso elevati indici di gradimento e visitando l’archivio on-line delle puntate che si possono vedere in streaming. Importante anche il riconoscimento da parte dell’osservatorio del Moige (Movimento dei genitori italiani) che nel 2011 ha collocato il programma al terzo posto assoluto tra le trasmissioni più adatte alle famiglie.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/tgr_montagne.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>L’altro esperimento tutto torinese di televisione dedicata alla montagna è <a href="http://www.alpchannel.it" target="_blank">Alpchannel</a>, vera e propria web tv che cura la produzione e la messa in onda su internet di servizi e reportage giornalistici propriamente televisivi. Alpchannel ha avviato una proficua collaborazione con Telecupole e con il canale locale francese Tv8 Mont Blanc nell’ottica di creare una piattaforma comune all’intero arco alpino.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/videomaker_montagna.jpg" alt="" width="401" height="300" /></p>
<p>L’ultimo capitolo di questo breve resoconto deve essere dedicato a quelle realtà che comunicano e promuovono la montagna al pubblico cittadino torinese. Da quasi due anni la cronaca torinese de La Stampa esce ogni sabato (ora di venerdì) con una pagina intera curata da Guido Novaria, esperto e appassionato delle terre alte. La sezione analizza e racconta in chiave problematica le tematiche alpine che coinvolgono gli abitanti della città e della sua provincia. Nell’ottica di promuovere le numerose attività che si organizzano sulle Alpi torinesi si muove la rubrica “Montagna per tutti” a cura di Nicola Balice dello speciale Torino Sette. Infine, si è conclusa la seconda stagione della “<a href="http://www.radioflash.to/programmi/flashtown/laradiocoifiocchi/" target="_blank">Radio coi fiocchi</a>”, rubrica settimanale in onda su Radio Flash, dedicata alle piccole stazioni invernali della Provincia di Torino. L’esperimento ha registrato un’entusiastica partecipazione da parte degli operatori delle stazioni che generosamente hanno messo in palio per gli ascoltatori attività omaggio da praticare gratuitamente sul loro territorio. Il pubblico, a sua volta, ha reagito in maniera interessante mostrando una netta predilezione per i pernottamenti in rifugio e le ciaspolate con accompagnatore naturalistico a scapito degli skipass e scaricando le puntate nella sezione del podcast. Purtroppo il racconto della dimensione locale delle montagne torinesi e della specificità di ciascuna stazione diventerà più arduo perché la “Radio coi fiocchi” ha perduto il suo sponsor, Turismo Torino, che ha finora sostenuto l’iniziativa. La congiuntura non è delle più favorevoli e l’impegno è di trovare nuovi sostenitori per tenere in vita questo programma di approfondimento giornalistico, intrattenimento e promozione del territorio “minore”.<br />
Da questi brevi spunti si tratteggia una situazione non florida, ma ancora vitale su diversi fronti e attraverso media differenti (tv, radio, quotidiani, riviste periodiche e siti internet) che può certamente evolvere, soprattutto se si riuscirà a mettere in rete le diverse iniziative e a trovare un terreno comune di collaborazione.<br />
<em>Simone Bobbio</em></p>
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		<title>Cose eterne ed effimere</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/cose-eterne-ed-effimere.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 21:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le montagne continuano ad essere l’eterno scenario in cui da Torino si proiettano gli sguardi meravigliati dei nuovi turisti, degli investitori, dei nuovi abitanti urbani, costante riferimento nelle geografie che guidano i movimenti quotidiani. Perché Torino ha ancor bisogno delle “sue” valli, come le valli hanno nuovi bisogni della “loro” Torino in inedite relazioni che colmino le asimmetrie geopolitiche tra i due spazi.
di Egidio Dansero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il molto ma mai troppo citato “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_piccolo_principe" target="_blank">Il Piccolo principe</a>” di Saint-Exupéry presenta tra i vari incontri quello con il “geografo”, che racconta al protagonista in cosa consiste il suo mestiere: non esplorare, ma decidere cosa mettere nei libri di geografia sulla base del racconto di esploratori, valutando la loro moralità, perché la geografia si occupa di cose eterne e non dell’effimero.<br />
Questo è ciò che subito mi viene in mente nel provare a riflettere sul rapporto tra Torino e le Alpi. Una tensione tra ciò che appare minacciato di sparire in un tempo breve e l’eterno. Certo la figura del geografo fa quasi sorridere in tempi in cui il cambiamento a tutte le scale appare paradossalmente la costante. Rischia di cambiare persino il clima della Terra. Anzi già sta cambiando. E proprio negli ecosistemi più fragili, come quelli alpini, produce da tempo in modo vistoso i suoi effetti, come la ritirata dei ghiacciai millenari, in enorme anticipo rispetto ai cicli delle grandi glaciazioni. È una geografia, quella dell’interlocutore del Piccolo principe, tutta protesa a dare sicurezza, a cogliere e mantenere l’ordine delle cose più che il cambiamento; appare anacronistica, ma in realtà svela il suo aspetto e il bisogno a cui risponde.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/egidio.jpg" alt="" width="432" height="288" /></p>
<p>Il rapporto tra l’effimero e l’eterno appare nondimeno stimolante nel leggere oggi il rapporto Torino-Alpi, dove la distinzione attraversa i due insiemi territoriali. L’effimero appartiene non solo alla città, luogo simbolo del cambiamento sociale, ma altresì alla montagna, tra i relitti dei mondi dei vinti, i delicati equilibri eco sistemici e idrogeologici messi sempre più a rischio dagli opposti fenomeni di abbandono dell’alta e media montagna e l’urbanizzazione spinta dei margini e dei fondi valle; gli spazi effimeri del turismo, per usare un’espressione del geografo Claudio Minca con riferimento al turismo post-moderno, ma anche le ancora fragili sperimentazioni di modi nuovi di abitare e vivere la montagna, i lunghi tunnel dei trasporti e dei conflitti al fondo dei quali si fa fatica a vedere la luce.<br />
L’eterno appartiene altresì, almeno nei desideri, alla città che cerca faticosamente di superare l’ennesima catastrofe, dopo la perdita del ruolo di capitale politica e militare, quella di capitale industriale, per riqualificarsi e proporsi in nuove vesti cercando altresì di mantenere una propria specificità che sta anche nel ricordarsi delle “sue” montagne.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/pezzo_egidio_1.jpg" alt="" width="375" height="500" /></p>
<p>E il rapporto effimero-eterno è ancor più facile da evocare ripensando all’eredità post-olimpica che l’evento effimero per definizione ha lasciato in modo duraturo al territorio, e soprattutto in montagna. <a href="http://www.torino2006.it/ITA/OlympicGames/home/index.html" target="_blank">Torino 2006</a> ha rappresentato per Torino una scoperta geografica, riscoprendo le montagne come fattore di sviluppo. Attraverso di esse ci si è potuti proporre per ospitare un’Olimpiade invernale che ha collocato a Torino tutto quello che non si poteva collocare in montagna. D’altra parte, guardando a Dubai, Abu Dhabi e Doha, è possibile che in futuro le Olimpiadi invernali possano tutte svolgersi in città, e d’altra parte vi era stata all’epoca della candidatura qualche ipotesi di sfruttare la collina di Torino per le gare di sci da discesa!<br />
I giudizi sull’eredità olimpica, da intendersi come multidimensionale, materiale e immateriale, sono variegati nel considerare il gioco di luci e ombre, ma nel complesso mi sento di affermare, sulla base di numerose ricerche sull’eredità olimpica svolte dal gruppo <a href="http://www.omero.unito.it/?Omero" target="_blank">Omero</a>, che se per Torino nella sua dimensione più urbana che metropolitana prevalgono le valutazioni positive, per le valli tendono a prevalere quelle negative, legate soprattutto ai “white elephants”, come la letteratura olimpica li definisce, dei trampolini e della pista di bob, opere faraoniche e rese ancora più insensate dalla mancata e tempestiva gestione nel post-olimpico, vere e proprie servitù imposte alla montagna (e a tutti i contribuenti) per celebrare l’evento effimero.<br />
Se c’è stata l’innovazione geografica della governance che si è resa necessaria per gestire l’evento olimpico, con inedite sinergie e collaborazioni tra attori della città e della montagna, questa è stata relativamente effimera, non generando reti di collaborazioni durature e stabili nel segno di un’alleanza come il progetto <a href="http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/speciali/to2006/torino.htm" target="_blank">Torino Città delle Alpi</a> auspicava e promuoveva. Anche solo sul fronte turistico sono decisamente sotto considerate e sfruttare le potenzialità di sinergia tra il sistema turistico torinese e quello delle alte valli.<br />
Certamente però alcune eredità importanti sono rimaste, quali un notevole aumento dell’accessibilità su gomma tra Torino e le valli, in particolare le Valli Chisone e Germanasca, con un accentuamento dei fenomeni di diffusione urbana sia sul piano morfologico che degli stili di vita, <a href="http://www.dislivelli.eu/blog/turinetto-soprano-o-del-meticciato-tra-torino-e-le-alpi.html" target="_blank">segnalati da Antonio De Rossi nel suo contributo</a> in questo numero della rivista, e che richiederebbero maggiore attenzione sia sul piano della ricerca che delle politiche.<br />
Le montagne continuano a essere l’eterno scenario in cui da Torino si proiettano gli sguardi meravigliati dei nuovi turisti, degli investitori, dei nuovi abitanti urbani, costante riferimento nelle geografie che guidano i movimenti quotidiani (a ovest la montagna, a est la collina); dalle montagne lo smog della Torino fordista si è un po’ diradato e consente di scorgere i nuovi assetti, skyline e sfide in altezza dei nuovi re della finanza internazionale. Di eterno c’è forse che Torino ha ancor bisogno delle “sue” valli, e che le valli hanno nuovi bisogni della “loro” Torino in inedite relazioni che colmino le asimmetrie geopolitiche tra questi due spazi.<br />
<em>Egidio Dansero</em></p>
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		<title>Turinetto soprano (o del meticciato tra Torino e le Alpi)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 20:55:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensare una Torino che contiene al suo interno il Musiné, il Monte San Giorgio, l’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana, il Monte Pirchiriano con la Sacra, fiumi e torrenti, non è una battuta. È già la realtà di oggi. Tale spazio di meticciato di città e montagna potrebbe offrire opportunità di vita e insediative alternative alle tradizionali conurbazioni metropolitane.
di Antonio De Rossi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/turinetto.png" alt="" width="450" height="199" /></p>
<p>La migliore dimostrazione della necessità di un nuovo patto tra Torino e le Alpi – fondato sulla condivisione di saperi, visioni e politiche comuni – è data dalle dinamiche di urbanizzazione del territorio circostante la capitale subalpina. Nell’immaginario collettivo, tra Torino e le vicine montagne continua a sussistere una radicale e ontologica differenza, come se si trattasse di due poli idealtipici antitetici. In realtà è sufficiente salire durante una bella giornata di sole e di vento sul Musiné, o sul Monte San Giorgio sopra Piossasco, per accorgersi che la realtà fenomenica delle cose è tutt’altra.<br />
In maniera indifferente rispetto a confini comunali e municipalismi di lunga durata, la lunga fiumana dell’urbanizzato – quasi un ghiacciaio del quaternario al rovescio – esce dall’area metropolitana tradizionale e risale gli assi vallivi, avvolgendo al contempo fasce pedemontane e anfiteatri morenici. Se si esclude la pausa agricola di Sant’Antonio di Ranverso, il costruito dà vita a una sorta di continuum urbanizzato che da Torino, attraverso Collegno, Grugliasco e Rivoli, raggiunge Avigliana, per poi continuare praticamente fino a Borgone e Bussoleno. Verso sud-ovest la situazione è la medesima: una città lineare e continua che da Torino, attraversando i centri di Beinasco, Orbassano e Piossasco, raggiunge infine Pinerolo, per poi continuare in direzione degli imbocchi vallivi di Pellice e Chisone. E da Piossasco muove un altro brano di città diffusa, che per mezzo di Bruino, Sangano e Trana giunge fino a Giaveno connettendosi con Avigliana. E si potrebbe continuare.<br />
Che cosa si può dire di questa strana città a forma di polipo, che nessuno ha nemmeno mai provato a disegnare e concettualizzare, e che avviluppa montagne, fondovalli e pedemonti? Un primo dato concerne sicuramente le criticità ambientali, funzionali e paesaggistiche, che oramai da tempo sono sotto gli occhi di tutti. Non si tratta solamente di un problema di consumo di suolo, anche se l’evidenza di tale aspetto può essere strumentale per portare all’attenzione collettiva altre questioni per certi versi ancora più critiche. Il caso di Avigliana, con il suo trend urbanizzativo tra i più alti della provincia, è da questo punto di vista particolarmente eclatante. In questo quadro, la lotta alla Tav rischia di trasformarsi in atto consolatorio e autoassolutorio rispetto alle politiche locali degli ultimi decenni.<br />
In realtà il problema principale è che questa dilatata città che penetra nelle montagne è sorta indipendentemente da una visione progettuale di grande scala. Il giustapporsi sempre più pervasivo del costruito è andato a scapito di un pensiero d’insieme sulla mobilità, sulle configurazioni paesistiche, sul disegno delle strutturazioni insediative. Ciò che manca, innanzitutto, è una lente che permetta ad amministratori e cittadini di vedere in maniera corretta e pertinente le vere problematicità di questa nuova città che dal piano trascende nelle montagne. Da questo punto di vista, la sottovalutazione e la scarsa conoscenza del progetto del “<a href="http://www.torino-internazionale.org/IT/Page/t01/view_html?idp=15524" target="_blank">Servizio ferroviario metropolitano</a>” – ossia dell’utilizzo del sistema delle linee ferroviarie storiche incentrate su Torino come metrò a scala metropolitana, che a giudizio di chi scrive rappresenta la più importante progettualità di questi anni, l’unica che potrebbe risolvere problemi di inquinamento e di congestione – rappresenta un’ottima cartina di tornasole per verificare l’assenza di visioni d’insieme. La realtà dell’area metropolitana è purtroppo quella di una miriade di singole entità territoriali che continuano a guardare esclusivamente il proprio ombelico, senza riuscire a costruire visioni strategiche adeguate ai problemi oggi sul tavolo. Ma senza questa capacità, oramai non si è nemmeno più in grado di competere.<br />
Eppure l’“annessione” da parte di Torino delle montagne e valli contigue non è necessariamente solo una criticità, e potrebbe ribaltarsi anche in opportunità, se ci fossero una visione e un progetto. Se la città imbastardisce le montagne, le montagne potrebbero aiutare Torino a imbastardirsi, ad assumere significati e valenze inedite. Innanzitutto in termini di opportunità ambientali, paesaggistiche, insediative. Basterebbe alzare gli occhi. In fondo era più consapevole la Torino dell’Ottocento che quella contemporanea del significato profondo dell’essere edificata sul conoide di deiezione della Dora. Una città che poneva le proprie montagne come fondale dei suoi boulevard, che sapeva valorizzarne le acque e le risorse.<br />
Pensare una Torino che contiene al suo interno il Musiné, il Monte San Giorgio, l’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana, il Monte Pirchiriano con la Sacra, fiumi e torrenti, non vuole essere una semplice battuta ad effetto. È già la realtà di oggi. Tale spazio di meticciato di città e montagna potrebbe offrire opportunità di vita e insediative alternative a quelle delle tradizionali conurbazioni metropolitane: riconnessione “verticale” dei luoghi del lavoro e dell’abitare; compenetrazione “orizzontale” delle trame urbanizzate e naturali; compresenza e commistione di ordini spaziali, temporali e culturali diversi; possibilità di praticare attività e stili di vita molteplici e differenti. Un progetto di intreccio tra città e montagna che dovrebbe muovere innanzitutto da un ripensamento e da un restauro dei paesaggi dell’intero orizzonte metropolitano.<br />
A Berlino si è pensato di utilizzare la grande area abbandonata nel cuore della città dell’aeroporto di Tempelhof per costruire una montagna; a Torino le montagne le abbiamo già dentro la città e rischiamo di non accorgercene.<br />
<em>Antonio De Rossi</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/Turinetto%20001.jpg" alt="" width="400" height="298" /></em></p>
<p><em>PS. Turinetto Soprano era il nome del villaggio alpino realizzato dal CAI per l’Esposizione internazionale di Torino del 1911.</em></p>
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		<title>Irta: chi fa ricerca sulle Alpi a Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 15:34:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[In Piemonte la ricerca sulle Alpi è ricca e spezzettata. Questo in sintesi lo stato dell’arte, ma uno sguardo approfondito consente di riconoscere una linea di separazione tra la ricerca di tipo più marcatamente scientifico e le attività di documentazione e studio, condotte da un numero elevato e diversificato di associazioni (regionali e locali), musei, ecomusei, piccole case editrici e così via.
di Matteo Puttilli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/irta_cover.jpg" alt="" width="258" height="353" /></p>
<p>Secondo i dati del <a href="http://www.dislivelli.eu/blog/irta-va-on-line.html" target="_blank">progetto Irta</a> (Inventario della ricerca sulle terre alte piemontesi), sono più di cento i soggetti che, a vario titolo, svolgono attività di ricerca, studio e documentazione sulla montagna piemontese. Realtà molto diversificate tra loro, che possono avere la montagna al centro dei loro interessi o dedicarvi un piccolo spazio all’interno delle loro attività. Si tratta di un grande patrimonio da preservare in quanto smentisce lo stereotipo secondo il quale la montagna debba rappresentare necessariamente un oggetto di studio marginale nel contesto regionale. Al contrario, le terre alte sono al centro di molteplici interessi, che spaziano attraverso diversi sguardi disciplinari e che si esprimono sotto diverse forme e tipologie di ricerca: da quella scientifica dei dipartimenti universitari alla ricerca “impegnata” delle associazioni ambientaliste, passando per quella a supporto delle politiche sino alle attività di documentazione messe in campo dalle associazioni di valle e degli ecomusei.<br />
Ma dove viene fatta questa ricerca? Dove sono localizzati i soggetti che studiano le terre alte? Uno sguardo più approfondito consente di riconoscere una linea di separazione tra la ricerca di tipo più marcatamente scientifico (per intendersi, quella svolta da dipartimenti universitari e centri di ricerca, anche in stretto collegamento con enti pubblici locali) e le attività di documentazione e studio, condotte da un numero elevato e diversificato di associazioni (regionali e locali), musei, ecomusei, piccole case editrici, eccetera.<br />
La prima tipologia ha una sede e un’origine spiccatamente urbana. Bisogna infatti constatare l’assenza pressoché totale di enti impegnati in attività di studio a tempo pieno localizzati nelle terre alte. È fuor di dubbio che esistono anche attività di ricerca, di tipo scientifico, sviluppate in contesti alpini: laboratori, studi e approfondimenti condotti  dai dipartimenti e dai centri di ricerca torinesi, dagli enti locali, dai parchi, da associazioni di rango regionale (ad esempio le associazioni ambientaliste), e così via. Come esistono soggetti che, localizzati in area montana, svolgono anche attività di ricerca: e tra questi, la Società meteorologica italiana (localizzata a Bussoleno, in bassa Valle di Susa) costituisce un’eccezione importante, in quanto ha trasferito verso le valli le proprie attività di ricerca una volta svolte a Torino. Ciò non toglie che, nella maggior parte dei casi, si tratta di un tipo di ricerca che viene fatto soprattutto in città e che si rivolge alla montagna come a un “laboratorio”.<br />
Una simile connotazione non costituisce di per sé un fattore limitante rispetto alla qualità o alla capacità di leggere e interpretare le problematiche alpine. Anzi, è proprio in questo contesto che stanno emergendo negli ultimi anni temi “di frontiera”, fortemente innovativi rispetto alla tradizionale riflessione sulle terre alte: qualità e identità delle produzioni locali, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici, energie rinnovabili, ripopolamento alpino e servizi alla popolazione, tutela della biodiversità, nuove forme di turismo, e così via.<br />
A una realtà differente appartengono, invece, quei soggetti localizzati specificatamente nelle valli alpine, ma che svolgono per lo più attività di studio e documentazione sul territorio, come alcuni parchi, associazioni locali, ecomusei, e così via. Si tratta di soggetti che non sono in grado di presentarsi come veri e propri centri di ricerca sulla montagna (né, del resto, è questo il loro ruolo), e non appaiono in grado di differenziare significativamente le proprie attività di studio da quelle di ricerca. In gran parte, si tratta certamente di realtà attive, capaci spesso di colmare significativi vuoti conoscitivi, che pubblicano e mantengono una discreta attività editoriale. In altri termini, si tratta di una risorsa da preservare. Tuttavia, è da rilevare come accanto a tali soggetti sia difficile individuare altre tipologie di attori che si spingano al di là dell’approccio storico-monografico locale. Talvolta a rischio di ricadere negli stereotipi classici della montagna come luogo della tradizione o come territorio abbandonato e selvaggio, da salvaguardare per le sue spiccate dotazioni naturalistiche.<br />
Una simile immagine (per quanto sintetica) pone la questione di come ricalibrare il rapporto tra ricerca e montagna, rafforzando il peso che le terre alte possono rivestire nel sistema-ricerca piemontese. L’esigenza sembra quella di avere attività e soggetti localizzati nelle Alpi e dedicati alla ricerca e al collegamento con la montagna come attività prioritaria. La possibilità di localizzare centri e attività di ricerca in montagna avrebbe infatti ricadute molteplici: da un lato, permetterebbe di occuparsi con maggiore specificità e approfondimento di temi alpini, dedicando maggiore attenzione alla realtà montana come oggetto privilegiato di interesse (e non solo come ambito di integrazione o di sperimentazione sul campo di attività di ricerca condotte altrove o come interesse compresso da altre problematiche che hanno la precedenza); dall’altro, consentirebbe di costituire una preziosa opportunità di sviluppo socio-economico per la montagna piemontese, che manca di strutture di eccellenza localizzate sul proprio territorio: l’indotto generato da centri di ricerca alpini o peri-alpini, la capacità di attrarre lavoratori qualificati, studenti, imprese potrebbero rappresentare uno stimolo al ripopolamento e alla diffusione di pratiche innovative in montagna. Infine, non sono da trascurare le possibili ricadute sul sistema montagna che una ricerca in loco potrebbe generare: se davvero si vuole cambiare l’immagine della montagna e transitare da uno sguardo nostalgico ad una visione della montagna come ambiente di frontiera in cui sperimentare nuove forme di sviluppo, dell’abitare, di relazione tra società e ambiente, la ricerca deve fare la sua parte. Non può rimanere al di fuori della montagna, ma deve penetrare al suo interno, essere più presente e contribuire a creare le condizioni e i presupposti perché le innovazioni possano concretamente verificarsi. La localizzazione di attività di ricerca in montagna avrebbe senso anche in questa direzione: coinvolgere e attivare maggiormente la società locale in attività e studi che si spingano oltre l’indagine storica, ingaggiando direttamente il tema della contemporaneità della montagna e le sfide che si pongono per il futuro.<br />
Un simile impegno diretto alla localizzazione di attività di ricerca sulle terre alte pone certamente la questione del coordinamento della ricerca, della sua governance. Sarebbero forse da evitare, infatti, iniziative realizzate in passato che hanno avuto esito incerto: ad esempio, il semplice decentramento ai piedi della montagna di strutture e corsi universitari che hanno però fallito nell’obiettivo di tessere reti di relazione e sinergie positive con i territori alpini. Proprio la ricchezza di soggetti che già oggi lavorano sulla montagna, tuttavia, può suggerire una prima risposta a tale problema. Nel breve periodo, non è forse necessario inventare nuovi soggetti che lavorino sulla montagna, quanto impegnarsi per favorire una maggiore coesione tra quegli enti che sono già attivi nei rispettivi settori, ri-localizzandone alcune attività in aree di montagna. Muoversi verso un maggiore coordinamento può costituire un passo preliminare verso forme più strutturate (e diffuse sul territorio) di ricerca sulle terre alte.<br />
In altri termini, accanto a una nuova immagine e a una nuova rappresentazione della montagna, si tratta di conferire una nuova identità alla ricerca, farle assumere maggiore consapevolezza di sé e delle opportunità che scambi e relazioni più dense potrebbero creare.<br />
<em>Matteo Puttilli</em></p>
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		<title>Non solo museo: il Duca degli Abruzzi del Monte dei Cappuccini</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 15:28:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[23 sale espositive fisse e 12 per mostre temporanee disposte su tre livelli. Fototeca, Videoteca, Centro Studio sull’Alpinismo Extraeuropeo, Fondo iconografico e la Biblioteca Nazionale del CAI. Questa l’offerta senza eguali del Museo Nazionale della Montagna ai turisti in visita nella Città di Torino.
di Maurizio Dematteis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Ottimi allestimenti nuovi in un Museo che già rappresentava degnamente tutto ciò che amiamo. La montagna, la terra e la cultura del territorio. Andateci con spirito aperto, la visita vi darà belle emozioni, vi farà viaggiare nel tempo, dove la fatica era signora e il sudore corollava il raggiungere la vetta«. Così Nicomoli di Avigliana (nick name su <a href="http://www.tripadvisor.it" target="_blank">Tripadvisor</a>, il sito web su cui i turisti scambiano recensioni e pareri personali liberamente) il 9 marzo di quest’anno raccontava la sua visita al <a href="http://www.museomontagna.org" target="_blank">Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi di Torino</a>, realtà nata nel 1874 per volontà dei primi soci del Club Alpino Italiano sulla sommità del Monte dei Cappuccini. Un museo composto da 23 sale espositive fisse e 12 per mostre temporanee disposte su tre livelli.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/museo_montagna.jpg" alt="" width="400" height="226" /></p>
<p>All&#8217;ingresso del museo, al pianterreno, si trattano gli aspetti naturalistico-ambientali della montagna, delle sue tradizioni, della vita, dell’arte e degli apporti tecnologici che ne hanno determinato le trasformazioni. Il primo piano è dedicato alla pratica alpinistica nelle sue manifestazioni storiche, esplorative e sportive. Nel piano seminterrato vi sono i locali da adibire a mostre temporanee o manifestazioni. Una risorsa importante per Torino, che parla dei rapporti della città con le sue valli e con la montagna di tutto il mondo nel corso della storia. E che molta parte potrà avere nella realizzazione del Progetto Torino e le Alpi.<br />
La mission del Museo non si esaurisce infatti con la “narrazione” della storia dell’alpinismo italiano attraverso le sale espositive, ma si integra all’interno di un’offerta molto variegata di prodotti che vanno dalla Fototeca (160 mila immagini per una delle più importanti collezioni al mondo sui temi dell’esplorazione e dell’alpinismo) alla Videoteca (pellicole e video di documentari e film, antichi e recenti, dedicati all’alpinismo, all’esplorazione e ad altri aspetti legati alla montagna), dal Centro Italiano Studio Documentazione Alpinismo Extraeuropeo al Fondo iconografico (manifesti di turismo e commercio, copertine di riviste, giochi da tavolo, figurine ed ephemera).</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/museo_montagna_galleria.jpg" alt="" width="400" height="261" /></p>
<p>Un discorso particolare merita poi la Biblioteca Nazionale del CAI, dal 2003 collocata presso la sede del Museo, che con le sue 29.000 monografie e le 1.480 testate di periodici sulla montagna costituisce una risorsa torinese senza eguali in Europa e nel mondo. «La biblioteca nasce nel 1863 – spiega Alessandra Ravelli, la responsabile –. E dal 2003 è parte integrante dell’Area Documentazione del Museo. Nel corso del tempo è stata alimentata grazie alle donazioni di editori, autori e associazioni e all’acquisto di titoli nuovi e antichi da parte nostra». Mentre per le riviste web, non esiste un archivio ma è a disposizione un monitor con i link specifici alle principali testate.<br />
«Per quanto riguarda la ricerca dei titoli – continua Ravelli – stiamo lavorando a un catalogo on line unico». Ma già oggi si possono consultare i libri della biblioteca grazie a due indirizzi web: <a href="http://www.dba.it/cai/cai-biblio.htm" target="_blank">www.dba.it/cai/cai-biblio.htm</a> per i libri catalogati fino al 2005. E <a href="http://www.sbn.it" target="_blank">www.sbn.it</a>, il sito del Servizio Bibliotecario Nazionale, per le monografie catalogate a partire dal 2006 e per tutti i periodici, accessibili anche da <a href="http://www.librinlinea.it" target="_blank">www.librinlinea.it,</a> dove è possibile restringere la ricerca al posseduto della singola biblioteca. Si segnala inoltre il MetaOpac risultato di un progetto BiblioCai (coordinamento dei bibliotecari volontari del Cai che fa riferimento alla Biblioteca nazionale). Si tratta di un utile strumento per la ricerca cumulativa, primo esperimento a livello internazionale di banca dati bibliografica specializzata sulla montagna. Il link dal sito www.cai.it è il seguente: <a href="http://www.cai.it/index.php?id=1119" target="_blank">www.cai.it/index.php?id=1119</a>.<br />
La consultazione del materiale dell’archivio fotografico e video è invece possibile solo recandosi presso le sede nei seguenti orari: martedì e giovedì 12-18; mercoledì e venerdì 10-16.<br />
<em>Maurizio Dematteis</em></p>
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		<title>Turismo Torino e la promozione della montagna</title>
		<link>http://www.dislivelli.eu/blog/turismo-torino-e-la-promozione-della-montagna.html</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 15:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>issuu2</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Montagna invernale, cultura, enogastronomia e outdoor. Sono queste le quattro filiere turistiche proposte da Turismo Torino in cui la montagna può giocare il suo ruolo.
di Giacomo Pettenati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2006 l’entusiasmo e la retorica dell’evento olimpico sembravano legare finalmente Torino alle sue montagne, proponendo l’immagine di un territorio unito, lanciato verso una nuova vita turistica.<br />
Effettivamente negli anni successivi alle Olimpiadi, l’ex grigia città industriale si è trasformata in una delle mete turistiche più frequentate d’Italia, grazie ai suoi musei, le manifestazioni culturali, la splendida architettura barocca. Ma purtroppo non grazie alle sue montagne. Né queste hanno beneficiato della nuova ribalta turistica della Provincia di Torino, rimanendo decisamente arretrate rispetto al resto della montagna piemontese, con l’eccezione dei comuni olimpici, votati però a un turismo fondato sugli sport invernali sempre più in crisi.</p>
<p><img src="http://www.dislivelli.eu/blog/immagini/foto_maggio_2012/Folla_tuirsti.jpg" alt="" width="400" height="299" /></p>
<p>«Quello che manca sono la cultura dell’accoglienza e dell’imprenditorialità – spiega Serena Rosnati, specialista di montagna all’interno di <a href="http://www.turismotorino.org/" target="_blank">Turismo Torino</a> e Provincia, organismo ufficiale per la promozione turistica della Provincia di Torino –. Il problema non è solo economico, dipende dalla mancanza di ricambio generazionale e dall’assenza di una vera cultura della montagna: nelle aree più marginali i giovani non investono sulla montagna. Basti pensare che in tutta la Val Soana ci sono solo otto posti letto».<br />
Questo ente, nato nel 2007 dalla fusione di diversi organismi pre-esistenti, crede molto nella possibilità di fare delle Alpi torinesi una destinazione turistica di punta, tanto che la montagna fa parte, in proporzioni diverse, di tutte e quattro le filiere turistiche proposte: “montagna invernale”, “cultura”, “enogastronomia” e “cultura outdoor”. Perché il rafforzamento dell’offerta turistica possa diventare parte di una strategia complessiva di rilancio della montagna, però, è fondamentale il coinvolgimento degli enti locali, che non sempre ha dato gli esiti sperati. «Fino a non molto tempo fa provavamo a coinvolgere le comunità montane, – continua Serena Rosnati – ma con scarso successo, a causa sia della situazione instabile di questi enti, sia della scarsa consapevolezza da parte dei loro rappresentanti del proprio ruolo di interlocutori. È andata molto meglio quando abbiamo provato a dialogare direttamente con alcuni sindaci particolarmente attivi».<br />
Come nel caso dell’inserimento dei comuni di Ceresole Reale e Pragelato nella rete di eccellenze alpine “<a href="http://www.dislivelli.eu/blog/le-perle-delle-alpi-piemontesi.html" target="_blank">Perle delle Alpi</a>”. La cooperazione tra Turismo Torino e i rispettivi comuni ha portato alla rapida approvazione di progetti specifici legati alla mobilita sostenibile, di varianti ai piani regolatori e di un protocollo d’intesa tra enti locali, Provincia e Regione. Soluzioni innovative che possono unire Torino, avviata sulla strada della “smart city”, alle sue montagne, potenziale laboratorio di uno sviluppo sostenibile applicato nelle pratiche quotidiane.<br />
<em>Giacomo Pettenati</em></p>
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