Cadore: richiedenti asilo e carciofi

18 luglio 2017

Coltivare inclusione e innovazione sono la ricetta che la Cooperativa Cadore scs propone in risposta ad una montagna che da decenni si sgretola e frana. Le terre alte non sono state risparmiate dagli effetti della delocalizzazione delle attività manifatturiere tradizionali e anche nell’alto bellunese, a partire dai primi anni del duemila, disoccupazione e spopolamento hanno colpito in modo dirompente i forse già fragili equilibri locali. Nasce proprio in quegli anni e in quel preciso contesto l’esperienza della Cooperativa Cadore, cooperativa di tipo b che ha tra i suoi valori di riferimento e mission quella di inventare lavoro in un progetto territoriale di economia integrata e welfare di comunità. Nel 2008 muove i primi passi offrendo lavoro nell’ambito delle manutenzioni ambientali ma, essendo cosciente di essere immersa in una scenografia di immensa bellezza naturale, punta anche sul settore del turismo di comunità entrando a far parte del circuito Le Mat.
L’ “accoglienza sostenibile e comunitaria” rivolta ai turisti, inizia poi dal 2011 ad essere declinata anche nei confronti di un altra tipologia di viaggiatori e la Cooperativa inizia quindi ad ospitare un primo gruppetto composto da una decina di richiedenti asilo. La continua pressione esercitata dall’inarrestabile flusso di migranti a livello nazionale e l’esperienza positiva maturata fin dai primi tempi, hanno permesso alla Cooperativa di svilupparsi in questo settore e di guadagnarsi la fiducia di enti locali, istituzioni e società civile. La “carta vincente” è stata quella di aver abbracciato un modello di accoglienza diffusa sul territorio, rispettosa degli equilibri della comunità.

Allo stato attuale sono una cinquantina i richiedenti asilo ospitati in 5 piccolissimi Cas (3 appartamenti, una unifamiliare e un ex-Convento dei Carmelitani Scalzi) dislocati su 5 comuni tra  Valle e Santo Stefano di Cadore. Cercando di rimanere fedele ai propri principi, anche la gestione dei richiedenti asilo ha come scopo principe quello di rispettare tutte le componenti messe in gioco e promuovere l’inclusione sociale. Ai richiedenti asilo sono garantiti i servizi previsti dalla convenzione stretta con la Prefettura quali la frequenza a corsi di lingua italiana, corsi professionalizzanti, attività di mediazione culturale, partecipazione attraverso l’associazionismo al volontariato. Probabilmente è anche grazie a quest’oculata gestione che la maggior parte dei ragazzi ospitati esprime il desiderio di voler fermarsi e costruirsi un futuro in questo territorio, apparentemente così diverso dai loro paesi d’origine. In una montagna che “rotola” verso valle, contro ogni aspettativa dettata da superficiali giudizi stereotipati, in effetti ci sono dei giovani che hanno tutte le intenzioni di ridare vita a luoghi abbandonati e invecchiati. E’ anche in quest’ottica che dall’estate del 2015 la Cadore Scs ha in atto una nuova sfida: la coltivazione del carciofo alpino. Il clima e la composizione del terreno cadorino infatti permettono di poter godere della raccolta di questo prelibato ortaggio nella stagione estiva, ovvero durante quei mesi che rimangono scoperti dalle forniture da coltivazioni tradizionali. I campi di carciofi alpini si inseriscono in un progetto ancor più esteso cui è stato dato il nome di “Simbiorti” per indicare come sia possibile concretizzare strategie di convivenza tra diversi realtà e trarne vantaggi comuni. In concreto Simbiorti è un insieme di attività agricole portate avanti da diversi soggetti presenti sul territorio e che attraverso la partecipazione di alcuni richiedenti asilo, cerca di trovare nuovi modi per poter continuare a coniugare tradizione e innovazione. Certo c’è ancora molto da fare e migliorare ma la coltivazione del carciofo alpino, seppur ancora in fase sperimentale, ha tutte le premesse per essere un esempio di attività di successo. Nulla è eterno e si sa che anche le rocce dolomitiche vanno incontro al loro naturale sgretolamento, e  il metter nuove radici – agricole e umane – potrebbe servire a creare un paesaggio di nuove Culture.
Monica Argenta

Info: www.cadorescs.com

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